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Il meteo su Washington

Indice  »  Aircraft Engineering Area  »  Aircraft Investigation Reports & Analysis

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 08/09/2009, 7:23 
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Immagino che lo stesso P/N di pitot sia installato anche su altri aerei: si ha idea del perchè solo sul A330 dà questo problema?

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"Nel volo, ho imparato che la trascuratezza e l'eccesso di confidenza sono di gran lunga più pericolosi dei rischi deliberatamente accettati"

(Wilbur Wright, Settembre 1900)


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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 08/09/2009, 7:49 
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E' una pratica usuale chiedere di commentare una AD, e che tipo di commenti in genere si ottengono?

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 22/09/2009, 15:25 
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E' forse collegato all'incidente, ma comunque EASA ha emesso una direttiva di emergenza riguardante i tubi di Pitot di fabbricazione Goodrich. la direttiva riguarda i Part number imbarcati sui velivoli Airbus A330/340 e di una particolare serie:-


Cita:
EASA release emergency directive regarding A330/A340 Goodrich pitot tubes

The European Aviation Safety Agency (EASA) have released an emergency airworthiness directive (EAD) regarding all Airbus A330 and A340 Goodrich pitot tubes (part number 0851HL, serial numbers 267328 through 270714 inclusive) after several cases of loose pneumatic quick-disconnect unions were detected.

This condition could lead to an air leak resulting in incorrect pressure measurement and incorrect air speed indication.

Current assumption is, that the problem is the result of mis-torque of the affected unions at equipment manufacturing level.

The EAD therefore requires all operators to perform a torque check of all mentioned pitot probes' quick-disconnect unions within 5 days and - depending on findings - apply according corrective action before next flight. The findings - even if no anomalies are detected - are to be reported to Airbus within 10 days.


....

Steve

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 22/09/2009, 17:19 
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In allegato la AD EASA 2009-0202-E [Navigation – Pitot Probe Quick-Disconnect Union – Torque Check ] annunciata nel post precedente:

Allegato:
EASA_EAD_2009-0202-E_1.pdf [29.19 KB]
Scaricato 34 volte


Buona lettura !

Steve

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 04/10/2009, 17:16 
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Volevo segnalare questo articolo in cui in sostanza si dice che secondo l'associazione dei piloti francesi (SPAV) l'incidente era evitabilissimo se si fossero sostituiti i sensori degli aerei.

http://www.lejdd.fr/Societe/Justice/Act...le-139236/

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 04/10/2009, 17:39 
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Mah... mi sembra tanto un mettere le mani avanti tante volte...

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 04/10/2009, 17:41 
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duck4 ha scritto:
Mah... mi sembra tanto un mettere le mani avanti tante volte...



Se non ho capito male stanno svolgendo ho hanno svolto una sorta di controinchiesta...

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 04/10/2009, 21:34 
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Esatto, per tutelare la categoria tante volte si volesse trovare una via di fuga.
Molto italiana come cosa, tutto il mondo è paese.

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 04/10/2009, 21:53 
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duck4 ha scritto:
Esatto, per tutelare la categoria tante volte si volesse trovare una via di fuga.
Molto italiana come cosa, tutto il mondo è paese.


Ma hanno accesso anche loro ai reperti del relitto, ai rapporti delle analisi e ai vari referti?
Se non hanno queste possibilità mi chiederei, da perfetto ignorante in materia, partendo da quale base giungono a queste conclusioni... :roll:

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 05/10/2009, 11:31 
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MiamiVice ha scritto:
duck4 ha scritto:
Esatto, per tutelare la categoria tante volte si volesse trovare una via di fuga.
Molto italiana come cosa, tutto il mondo è paese.


Ma hanno accesso anche loro ai reperti del relitto, ai rapporti delle analisi e ai vari referti?
Se non hanno queste possibilità mi chiederei, da perfetto ignorante in materia, partendo da quale base giungono a queste conclusioni... :roll:


Non credo che abbiano accesso diretto alle informazioni riservate. Oltre al fatto che comunque l'inchiesta è ancora in corso, di conseguenza non credo che molte informazioni, a parte i "Preliminary Report" siano di dominio pubblico.

Mi ricorda purtroppo un certo tipo di atteggiamento "protezionistico" fra l'altro molto in voga nel defunto ANPAC, dove comunque si cercano le cause sempre in direzioni differenti, cercando di limitare al massimo il danno alla categoria.

Non credo che le affermazioni fatte possano avere conseguenze. L'origine per cui sono stati cambiati i tubi di pitot ha origini antecedenti all'incidente del velivolo AF e non sequenziali all'inconveniente.

Steve

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 27/10/2009, 18:04 
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Ulteriori aggiornamenti sulla vicenda dell'Airbus AF. Il BEA francese ha reso noto attraverso la stampa che nel prossimo mese di dicembre un nuovo documento sull’incidente occorso al volo Air France fra Rio de Janeiro e Parigi, verrà diffuso e distribuito.

Ulteriori dettagli sono riportati in un articolo dell'edizione "on line " del quotidiano parigino Le Figaro


Cita:
AF447: nouveau rapport en décembre AFP

Le Bureau d'enquête et d'analyses (BEA) en charge de l'enquête technique sur le crash du vol AF 447, va publier un rapport d'étape "courant décembre" sur cet accident, qui reste aujourd'hui toujours inexpliqué, a-t-il annoncé aujourd'hui. "A ce stade, on n'a pas d'élément qui permette de dire ce qui s'est passé dans le cockpit" et "nos connaissances sur cet accident ne nous permettent pas d'élaborer un scénario", a indiqué le nouveau directeur du BEA, Jean-Paul Troadec.

Toutefois, le BEA va publier un nouveau rapport d'étape sur cet accident "courant décembre", a-t-il ajouté devant des journalistes de l'Association des journalistes professionnels de l'aéronautique et de l'espace (AJPAE).

Ce rapport comportera des éléments sur la météorologie, les messages de maintenance automatique (dits "acars") transmis par l'A330 d'Air France, ainsi que l'analyse de mesures incohérentes de vitesses répertoriés sur d'autres vols. Il devrait aussi inclure des "recommandations" pour améliorer la technique des enregistreurs de vols.

L'Airbus A330 d'Air France s'est abîmé dans l'océan Atlantique dans la nuit du 31 mai au 1er juin avec 216 passagers et 12 membres d'équipage. Le BEA a déjà indiqué que les mesures de vitesse incohérentes, fournies par les sondes Pitot de l'appareil, avaient pu jouer un rôle dans la catastrophe, mais n'en étaient pas la cause. Le BEA a également démarré le travail préparatoire de la troisième phase de recherche des boîtes noires de l'AF 447, afin notamment de "préciser le point d'impact" de l'avion, a indiqué M. Troadec.

Le BEA espère avoir déterminé "pour la mi-janvier" la localisation la plus précise possible de l'épave et passé des contrats avec des entreprises pour pouvoir lancer de nouvelles recherches en mer, a précisé M. Troadec. Ces nouvelles recherches devraient coûter de 10 à 20 millions d'euros.




...


Steve

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 Messaggio Inviato: 27/10/2009, 20:08 
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Grazie per gli aggiornamenti costanti che ci dai, Steve. E' evidente come i tempi lunghi delle investigazioni sugli incidenti non sono sicuramente adatti ai tempi mordi-e-fuggi delle notizie attuali. Probabilmente molti non ricordano neanche più questo terribile incidente.

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 Messaggio Inviato: 27/10/2009, 22:18 
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Grazie Steve!

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 03/11/2009, 12:55 
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Non si tratta di un aggiornamento relativo all'incidente AF477, ma lo riporto in questo 3D per la similitudine di alcuni eventi:-

Incident: Jetstar A332 near Guam on Oct 28th 2009, series of ECAM messages

Cita:
A Jetstar Airways Airbus A330-200, registration VH-EBA performing flight JQ-12 from Tokyo Narita (Japan) to Bilinga Gold Coast,QL (Australia), was enroute near Guam (Guam), when the crew received a series of ECAM messages including a "NAV ADR DISAGREE" message, the autopilot disconnected and the flight control computers changed to alternate law. The crew continued to Australia, where the airplane landed safely at the Gold Coast Airport about 5 hours later 30 minutes ahead of schedule.

The Australian Transportation Safety Board rated the occurrence a serious incident and opened an investigation.


Sicuramente potrebbe risultare utile al costruttore leggere le info riportate nel corso del volo da parte del sistema e la testimonianza dell'equipaggio.

Steve

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 22/12/2009, 8:46 
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Lo scorso 17 dicembre la BEA francese, che ricordo essere l'ente francese che su i occupa della sicurezza del volo , ha emesso un secondo "interim report" riguardante l'incidente dell'Airbus Air France.

Il report è consultabile e scaricabile a questo link:-

http://www.bea-fr.org/docspa/2009/f-cp0...0601e2.pdf

Inoltre aggiungo un artico preso da Dedalonews che riassume in breve i contenuti del report e alcune considerazioni riguardanti le raccomandazioni destinate all'ICAO, al costruttore e all'autorità europea per l'aviazione.

Cita:
Incidente AF447: in attesa di nuove ricerche, ecco le prime raccomandazioni di sicurezza

Nel secondo "Interim Report" sull’incidente all’AF447 il Bureau des Enquetes et Analyses (BEA) francese ha annunciato l’avvio di nuove ricerche per localizzare le scatole nere a partire dal prossimo febbraio. Per coincidenza lo stesso giorno il Corriere della Sera riportava la scoperta di una intera città sommersa nei fondali di una non meglio specificata zona del mare dei Caraibi. Evidentemente, come dimostrato nel caso dei registratori di volo, gli oceani sanno celare a lungo i loro misteri.
È triste doverlo ammettere, ma da ogni incidente l’aviazione civile ha qualcosa da imparare. Quando Giovanni Bisignani, presidente della IATA, ha detto che si sta considerando l’ipotesi di introdurre nuove "scatole nere" è perché la prima lezione che questo incidente ha insegnato è che l’aviazione civile deve dotare gli aeromobili di mezzi idonei per riuscire a localizzare i registratori di bordo o, in alternativa, pensare a introdurre nuove tecniche di trasmissione dati.
L’Interim Report n. 2 contiene questa volta due specifiche Safety Recommendations. La prima, non a caso, riguarda i registratori di bordo. Il BEA raccomanda all’EASA e all’ICAO di:
1) Incrementare a 90 giorni i tempi di trasmissione degli Underwater Locator Beacon (ULB) installati, per tutti i velivoli che debbono attraversare aree marittime;
2) Cercare di rendere obbligatorio, il più rapidamente possibile, un apparato aggiuntivo ULB capace di trasmettere su una frequenza specifica (differente da quella attualmente usata) per la durata necessaria a individuare il relitto;
3) Studiare la possibilità di rendere obbligatoria, per gli aeroplani in servizio di linea, la trasmissione automatica dei parametri basilari di volo.
Un quarto punto, questa volta indirizzato solo all’ICAO, riguarda la richiesta di investire il Flight Recorder Panel circa la possibilità di usare registratori eiettabili del tipo Eurocae ED-112.

La seconda raccomandazione BEA investe direttamente l’aspetto dei cambiamenti atmosferici e climatici che riguardano la meteorologia a livello mondiale. L’ente investigativo raccomanda infatti all’EASA di intraprendere studi per determinare con precisione la composizione delle masse nuvolose alle alte quote e, in base ai risultati ottenuti, a procedere a eventuali modifiche da apportare ai criteri di certificazione dei velivoli.
In merito a quest’ultimo punto va sottolineato quanto il BEA scrive nel capitolo riguardante le condizioni meteo. Dopo aver ricordato i vari cambi di modelli Pitot effettuati nel tentativo di eliminare il problema dell’incoerenza dati nella misurazione della velocità, il 30 marzo 2009 l’EASA aveva indirizzato una lettera alla Direzione Generale dell’Aviazione Civile francese nella quale si faceva il punto sui numerosi casi di erronea indicazione fino ad allora occorsi, dicendo fra l’altro: «l’incremento nel numero di questi eventi registrati nell’anno 2008 è ancora inspiegabile ed è stato chiesto all’Airbus di redigere un rapporto annuale per tenere sotto controllo l’andamento» (pag. 60, 1.17.6.6).
Più avanti (pag. 64, 1.18.5.2) il rapporto ricorda le fasi di certificazione delle sonde Pitot e precisa:
«è importante annotare che non ci sono gallerie del vento capaci di riprodurre tutte le condizioni con le quali gli equipaggi si possono realmente confrontare». Se ciò non bastasse, due righe dopo, nell’analizzare gli studi scientifici sulle masse temporalesche al di sopra di 30.000 piedi, il rapporto precisa ancora: «questi studi mostrano in particolare che non tutti i fenomeni sono conosciuti con sufficiente precisione. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda la natura dei cristalli di ghiaccio (forma e densità) e del livello di divisione dell’acqua ghiacciata e dei cristalli di ghiaccio.» Insomma improvvisamente si scopre che gli apparati di cui i velivoli vengono dotati, potrebbero essere vulnerabili in presenza di determinati eventi atmosferici; una risultanza decisamente poco rassicurante per il mondo dell’aviazione civile.
Stante la valenza che in questo secondo Report sembra assumere il fattore meteo, troviamo che il rapporto sia del tutto carente nell’elencare ed analizzare i voli che a ridosso dell’AF447 hanno attraversato la stessa area, specificando il tipo di aereo, la quota e l’eventuale azione correttiva adottata dagli equipaggi per evitare l’area temporalesca.
Un ulteriore elemento di novità introdotto dal secondo rapporto è quello relativo alla depressurizzazione del velivolo. Viene specificato che in base alle risultanze fin qui accertate, a bordo non vi sarebbe stata depressurizzazione. Quindi viene esclusa l’ipotesi di esplosione, o rottura dell’aereo in volo.
Nell’arena di tutte le congetture fin qui proposte, leggendo questo secondo rapporto si ha la netta impressione che coloro i quali avevano avanzato l’ipotesi di una stretta connessione fra condizioni meteo e deficienze tecnologiche abbiano molti punti a loro favore.
Ora l’attesa si sposta a febbraio 2010 quando prenderà il via l’operazione di ricerca dei registratori. Fino ad allora sarà altamente improbabile avere altre novità.


Steve

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Una ipotesi interessante che scarterei quasi come fantascenza, se non venisse da un gruppo di ricercatori, in questo caso italiani. Si tratta di un fenomeno noto come Terrestrial Gamma Ray Flash (TGRF). Ben conosciuti nello spazio, i lampi di raggi gamma sono stati osservati anche nell'atmosfera terrestre:

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_febbraio_12/raggi-gamma-aerei_8d606646-1803-11df-b8a8-00144f02aabe.shtml

Qualche informazione sui raggi gamma che si sviluppano nell'atmosfera:

http://science.nasa.gov/headlines/y2010/29jan_firefly.htm

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pippo682 ha scritto:
Una ipotesi interessante che scarterei quasi come fantascenza, se non venisse da un gruppo di ricercatori, in questo caso italiani. Si tratta di un fenomeno noto come Terrestrial Gamma Ray Flash (TGRF). Ben conosciuti nello spazio, i lampi di raggi gamma sono stati osservati anche nell'atmosfera terrestre:

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_febbraio_12/raggi-gamma-aerei_8d606646-1803-11df-b8a8-00144f02aabe.shtml

Qualche informazione sui raggi gamma che si sviluppano nell'atmosfera:

http://science.nasa.gov/headlines/y2010/29jan_firefly.htm


Ne avevo sentito parlare in un documentario sui fulmini e i loro misteri...
Certo che se così fosse il pilota non aveva davvero nessuna possibilità di interrompere la catena degli eventi...
Sicuramente questi TGRF possono rappresentare una vera minaccia alla navigazione di aerei che usano sempre più l'elettronica.

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Notizia ripresa da Dedalonews:-

Cita:
Air France 447: dalla Germania una supposizione in attesa di conferma

Nei commenti scritti il 21 dicembre 2009 , all’indomani della pubblicazione del secondo rapporto preliminare del BEA sull’incidente del volo Air France 447, facevamo la seguente considerazione: «Stante la valenza che in questo secondo Report sembra assumere il fattore meteo, troviamo che il rapporto sia del tutto carente nell’elencare ed analizzare i voli che a ridosso dell’AF447 hanno attraversato la stessa area, specificando il tipo di aereo, la quota e l’eventuale azione correttiva adottata dagli equipaggi per evitare l’area temporalesca.»
La ragione per cui avevamo ritenuto opportuno fare tale precisazione era dovuta al fatto che solitamente i rapporti investigativi aeronautici danno ampio spazio a fatti e circostanze riguardanti velivoli che si trovano ad attraversare l’area interessata all’incidente nonché a riportare eventuali loro osservazioni in merito, in quanto appare evidente che tali testimonianze possono essere di ausilio alle indagini. Ebbene tali testimonianze nei rapporti dell’ente investigativo francese BEA sono incredibilmente carenti.
Il quotidiano Der Spiegel ha riportato - nell’edizione tedesca del 24 febbraio ed in quella internazionale del 25 - delle ipotesi che sembrerebbero dare un preciso significato alla "dimenticanza" da noi notata ben due mesi prima. Il giornale tedesco si sofferma sulle istruzioni concordate prima della partenza, riferendosi - ci sembra di capire - alla preparazione del piano di volo con il quale vengono decisi i dettagli di rotta e gli aeroporti alternati.
Secondo Der Spiegel il piano di volo sarebbe stato finalizzato per lo scalo di Bordeaux, salvo poi creare un virtuale dirottamento sull’alternato di Parigi, destinazione reale del volo. In sostanza -sostiene l’articolo, confrontando il peso massimo al decollo e il carico utile - si sarebbe trattato di un "trucco" («trick», scrive lo Spiegel) per raggiungere la capitale francese «senza scendere al di sotto delle riserve minimi legali di cherosene», accorciando il volo di alcune centinaia di chilometri. Ma non sarebbe questo il punto cruciale dell’ipotesi avanzata, quanto piuttosto il fatto che a questo punto i margini per un cambiamento di rotta si sarebbero ridotti al minimo e l’aereo avrebbe attraversato l’area temporalesca, anziché aggirarla, al solo scopo di scegliere la rotta più diretta possibile ai fini del minor consumo carburante.
Nonostante lo Spiegel citi alcuni esperti e piloti, la sua ricostruzione non è assolutamente confermata. Allo stato attuale si tratta di mere supposizioni, le quali avrebbero però la particolarità di fornire un motivo sul perché i rapporti della BEA siano così avari di notizie su cosa abbiano fatto gli equipaggi di tutti quei voli che quel giorno - prima o dopo l’AF 447 - si sono trovati ad attraversare la medesima area….e sono tutti giunti alle loro rispettive destinazioni senza problema alcuno.


...

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Io, come Dedalonews e altri esperti del settore, non ho dati.
Se con questa ultima IPOTESI ci spiegano perchè l'equipaggio non ha voluto/potuto aggirare il maltempo, resta da spiegare, e ce lo dovrebbero spiegare bene, perchè un velivolo di quella tecnologia non riesce ad attraversare il brutto tempo.
MAI, e dico MAI, sottovalutare la potenza della natura, ma mi risulta che i velivoli moderni siano perfettamente in grado di attraversare, con un notevole abbassamento del comfort dei passeggeri, condizioni meteo marginali con margini di sicurezza enormi.
Quindi si ritorna all'origine e non si esce dal loop: cosa ha portato i sensori di quel velivolo all'impazzimento totale? Il maltempo? Per cortesia ci sono centinaia di famiglie che aspettano risposte più decorose, quantomeno per il rispetto.

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 09/03/2010, 17:36 
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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 10/03/2010, 8:13 
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Black Magic ha scritto:
Mah... capisco la difficoltà dell'indagione, che ricordiamo è basata su quasi niente, ma bisognerebbe avere almeno l'onestà di riconoscere i propri limiti.


I francesi?

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 10/03/2010, 9:53 
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pippo682 ha scritto:
Black Magic ha scritto:
Mah... capisco la difficoltà dell'indagione, che ricordiamo è basata su quasi niente, ma bisognerebbe avere almeno l'onestà di riconoscere i propri limiti.


I francesi?

Sì.

La mia personale impressione è che, a causa del coinvolgimento di un grosso carrier, si cerchi di dare delle risposte rapide a un problema che invece è difficile.
Questo perchè nei nostri tempi una mancanza di comunicazione è spesso interpretata come un'ammissione di colpa.
Ricordate le polemiche, anche sui forum aeronautici, riguardo al ritardo del report sulle cause dell'incidente al 777 BA di Heathrow? E lì si aveva a disposizione il relitto e si sono potuti svolgere test di verifica. Eppure in molti hanno interpretato il ritardo come una volontà di nascondere qualcosa da parte di BA o di Rolls.

Purtroppo l'impazienza è diventatat padrona delle nostre vite e l'occhio dei media pretende tutto e subito e capita sempre più spesso di dover fare un compromesso.

Altrimenti cosa dire alle redazioni che premono per una notizia se:

a) non si ha un accesso al relitto
b) le correlazioni necessarie ad evidenziare eventuali rapporti causa/effetto di un sistema complesso, in base ai dati forniti dal feedback delle sonde, possono aver bisogno di anni di lavoro per essere completate.
c) mancano completamente le condizioni iniziali e quelle nei quali si è svolto il fenomeno.

??

Se a me ci vogliono 3 mesi per correlare agli effetti poche cause, circoscritte e controllate in laboratorio, quanto si pensa ci voglia per avere una ragionevole certezza sulla catena di eventi accaduta in maniera incontrollata su un sistema così complesso come un aeroplano in volo sull'oceano con maltempo?

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 10/03/2010, 10:24 
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Black Magic ha scritto:
Purtroppo l'impazienza è diventatat padrona delle nostre vite e l'occhio dei media pretende tutto e subito e capita sempre più spesso di dover fare un compromesso.


Si potrebbe chiamare "Effetto CSI"...quoto e sottoscrivo! :roll:

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 Messaggio Inviato: 10/03/2010, 15:51 
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Scusa Stefano, non si capiva l'ironia e magari è fuori luogo in questa sezione, ma la mia domanda era ironica, anche se apprezzo molto la tua analisi. Non credo che i francesi sappiano riconoscere i propri limiti in un contesto internazionale.

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 Messaggio Inviato: 10/03/2010, 15:56 
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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
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buran73 ha scritto:
Una domanda: le ricerche delle scatole nere sono state abbandonate o proseguono?



Le ricerche sono state interrotte per il momento. E' stata finanziata alcune sttimane fa una terza tranche di ricerche il cui obbiettivo principale è il recupero delle "scatole nere" .

Steve

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 Oggetto del messaggio: Re: A330 Air France AF447 scomparso sull'Atlantico
 Messaggio Inviato: 11/03/2010, 13:58 
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Cita:
La sicurezza del volo e l'ossessione di tagliare le spese
di Antonio Bordoni

I responsabili dell’aviazione civile mondiale si riuniranno nelle prossime settimane sotto la guida dell’ICAO per discutere la sicurezza del volo nelle aree oceaniche alla luce di quanto avvenuto la notte del primo giugno scorso all’A330 Air France sulla Rio-Parigi. Per chi è veterano dell’aviazione civile ed ha vissuto gli anni delle Ocean Station Vessels (OSV) leggere le notizie di questi giorni circa l’assistenza al volo nelle aree oceaniche lascia l’amaro in bocca.
Le OSV, per intenderci, erano navi che stazionavano in punti fissi dell’Oceano Atlantico con il preciso compito di assistere la navigazione oceanica degli aerei commerciali che giornalmente attraversavano l’Atlantico nei collegamenti Europa-Nord America e viceversa. Nel rapporto sullo stato dell’aviazione civile dell’anno 1958, l’ICAO annotava che il costo totale della dislocazione di queste navi arrivava a superare gli oltre 10 milioni di dollari annui. Leggendo il testo che accompagnava le informazioni colpisce il particolare che in esso non trapela alcun dubbio sulla sostenibilità dell’impatto economico: la spesa doveva essere sostenuta perché gli aerei nella loro traversata oceanica avrebbero potuto aver bisogno di assistenza in caso di ammaraggio o di improvvise avarie. La spesa era necessaria, quindi non poteva essere messa in discussione. (Per inciso va annotato che nei circa vent’anni in cui le OSV rimasero attive - fino alla metà circa degli anni sessanta - non si registrò mai alcun caso di incidente oceanico o di ammaraggio nel bel mezzo dell’oceano, anzi gli unici casi di soccorso riguardarono equipaggi di imbarcazioni.)
Comunicazioni satellitari troppo care?
Ma torniamo ad oggi. Secondo le anticipazioni di Flight International, nel corso della riunione gli organizzatori riferiranno che «il costo delle comunicazioni satellitari sembra essere un deterrente per gli operatori», tanto che «i dati suggeriscono che solo il 40% degli aerei sull’area nord-atlantica sono collegati con le stazioni di terra del traffico aerea in un dato momento. Questo potrebbe spiegarsi con l’incertezza degli utilizzatori riguardo al fatto di ricavare un sufficiente ritorno sull’investimento da tali applicazioni, in termini operativi e finanziari.» Sono parole su cui riflettere perchè indicano che il clima in cui si muove oggi l’aviazione civile è l’opposto di quello che si viveva negli anni passati. Con ciò non vogliamo affatto sostenere che sarebbe il caso di riportare le OSV nelle aree oceaniche, quanto piuttosto far riflettere sul fatto che se un settore come l’aviazione civile - il quale si avvale di nuovi aerei, di nuove tecniche di costruzione dei velivoli, di nuovi apparati per la guida elettronica - è ossessionato da risparmi e tagli, non c’è affatto da stare tranquilli.
Nella riunione ICAO non si tratterà di casi teorici e ipotetici, bensì si discute di cosa fare a fronte delle gravi falle evidenziate dal sistema-aviazione in un incidente nel quale sono perite 228 persone. Leggere di perplessità e dubbi sui costi che comporterebbe l’adozione di nuove misure di safety è davvero deprimente.
Sulla cultura del "cost-cutting" nel campo dell’aviazione civile, vi sarebbero interi volumi da scrivere. Nel nostro libro "Piloti malati" fra l’altro abbiamo narrato della scarsa qualità dell’aria che si respira a bordo grazie ai risparmi che le aerolinee fanno sul consumo carburante, e abbiamo anche raccontato l’incredibile vicenda di un pilota al quale la compagnia, se avesse voluto avvalersi di un co-pilota, avrebbe detratto il 50% del costo di quest’ultimo dal suo salario. Non è quindi un caso se in apertura abbiamo voluto rammentare quale era l’atmosfera che circondava il volo negli anni sessanta, in quanto lo scopo era proprio quello di far riflettere sulla radicale differenza con la cultura vigente oggi.
Il capitano Chesley Sullenberger, "l’eroe dell’Hudson", parlando a proposito del disastro aereo di Buffalo del febbraio 2009 (49 vittime più una a terra) ha detto che «una delle ragioni per la quale siamo così preoccupati del costo della safety è che non si considera il costo di non aver compagnie affidabili e i costi che derivano dalla mancanza di cooperazione nelle operazioni di tutti i giorni. Credo ci sono molte cose che potremmo fare per la safety, operando al meglio.» Nell’incidente di Buffalo sono state messe sotto accusa la "lack of experience" e la "pilot fatigue" . Due fattori quest’ultimi sempre più ricorrenti e anch’essi facenti parte della cultura delle compagnie per ottimizzare le spese.
I tagli non devono toccare la sicurezza
Ovunque ci si rigiri all’indomani di una sciagura aerea, per un verso o per un altro, spunta sempre un fattore che si ricollega alla economicità delle operazioni. Chi non ricorda quante volte negli anni passati si è gettato fango sui vettori charter i quali sono stati ripetutamente accusati di essere meno sicuri delle compagnie regolari in quanto a loro carico veniva applicata l’equazione tariffe basse=ridotta manutenzione ?
Ebbene sarà forse il caso di iniziare a prendere atto che da quando le compagnie aeree, anche quelle considerate "grandi", sono state costrette ad attuare una feroce politica di concorrenza per accaparrarsi il passeggero, l’inevitabile abbassamento di tariffe stranamente non ha mai portato a far considerare applicabile la stessa formula anche a loro .
Bisogna prendere atto una volta per tutte che le operazioni di volo. sotto qualsiasi punto di vista le si consideri - dalla turnazione degli equipaggi al pezzo di ricambio, al costo di eventuali nuove tecnologie satellitari per la trasmissione dati - non possono e non devono essere oggetto di alchimie finanziarie. Se servono si devono fare, come la comunità dell’aviazione civile faceva con le OSV.

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 Messaggio Inviato: 12/03/2010, 0:29 
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duck4 ha scritto:
...resta da spiegare, e ce lo dovrebbero spiegare bene, perchè un velivolo di quella tecnologia non riesce ad attraversare il brutto tempo.
MAI, e dico MAI, sottovalutare la potenza della natura, ma mi risulta che i velivoli moderni siano perfettamente in grado di attraversare, con un notevole abbassamento del comfort dei passeggeri, condizioni meteo marginali...


ma non i cumulonembi duck ... (anche se non ho mai ben capito se si rilevò loro presenza nell'incidente in questione)

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Lirf1171 ha scritto:
duck4 ha scritto:
...resta da spiegare, e ce lo dovrebbero spiegare bene, perchè un velivolo di quella tecnologia non riesce ad attraversare il brutto tempo.
MAI, e dico MAI, sottovalutare la potenza della natura, ma mi risulta che i velivoli moderni siano perfettamente in grado di attraversare, con un notevole abbassamento del comfort dei passeggeri, condizioni meteo marginali...


ma non i cumulonembi duck ... (anche se non ho mai ben capito se si rilevò loro presenza nell'incidente in questione)


Lirf do per scontato che un collega che sta su un 330 non entri in un CB!
Parlo di brutto tempo generico, formazioni nuvolose o turbolenza.
Se fossero entrati allora...
Non si può rilevare qualcosa se si ha una vaga idea della rotta del velivolo. In zona c'erano perturbazioni, anche alte come spesso accade a cavallo dell'equatore, ma è impossibile determinare la posizione in oceano aperto rispetto alla rotta del velivolo.

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 Messaggio Inviato: 12/03/2010, 14:37 
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