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Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 11 messaggi ] 
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 Oggetto del messaggio: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 15:19 
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Quanto segue....è quello che mi avete richiesto.....
Sbloccata la situazione “clandestino a bordo” – non c’è alcun clandestino a bordo ( ho anche pensato che fossi io…) - ma “solo” l’omissione del nome di un incavolato passeggero milanese nella lista del check-in . Anche il comandante è più che mai incavolato, si intuisce da come, dal raccordo, tolti i freni, incomincia ad accelerare , entra in pista e decolla a razzo.
Ci sono tutte le premesse di un viaggio veramente “spaziale”!
Perso il volo ”33” DELTA mi sistema sul volo “77” che mi porterà ad Atlanta anzicchè Cincinnati. Mi addormento appena decollati non senza aver avvertito di voler saltare il pranzo e di voler dormire.
Mi sveglio dopo oltre 4 ore e dal finestrino vedo nuvole, nuvole, nuvole e negli squarci il brillio dell’Atlantico.
Allegato:
Commento file: incontro ravvicinato con un B747 Cargo
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Il monitor mi avverte che sono a 10,5 km di quota, ho percorso 3485 km, sono poco a sud ovest dell’Islanda, sulla dorsale atlantica e mi sorprendo a pensare alle mie lezioni di tettonica a zolle e di dinamica della crosta terrestre ma, fortunatamente, vengo distratto dal mio vicino di posto, un giovane cino-americano che con manovre funamboliche estrae dal bagaglio a mano un libretto a fisarmonica: è il suo diario di viaggio in Italia. Tutte tavole di “schizzi” in sequenza, come le strisce dei fumetti. Armato di pennellino ( caricato ad acqua,non sapevo che esistessero!) e dei suoi colori rifinisce il suo capolavoro. Ovviamente, gli scatto una foto.
Allegato:
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Bevo il primo “caffe americano” e mi riaddormento di nuovo : anche se fuori c’è ancora il sole…l’orario italiano mi suggerisce di chiudere gli occhi. Una bella “botta” sotto le ali mi sveglia…:.dalle autostrade atlantiche siamo passati su di una strada sterrata: è il benvenuto del continente americano. Sono sulla verticale di Kegana( costa occidentale del Labrador) ( non mi dimenticherò il nome, molto adatto per mandarci elegantemente qualcuno…). Dopo 40 minuti di attesa circuitando in nuvole spesse come cotone idrofilo,senza mai vedere il suolo, solo un leggero “bruummmmm”mi avverte che siamo atterrati. Sono le 19 locali (l’una italiana).
Velocissima consegna dei bagagli , altrettanto, insperato, veloce controllo del passaporto e schizzo con un trenino automatico dall’altra parte dell’aeroporto, al terminal dei voli domestici.
Faccio una fila esasperante per poi sentirmi dire “ Sorry, the flight is gone” : SE N’E’JUTO! Mi rispediscono dall’altra parte dell’aeroporto ad un banco di assistenza della DELTA che mi trova un volo alle 21.35 per Huntsville, mia meta finale. Mangio il mio primo hamburger e masticando penso al mio bagaglio imbarcato a Roma e chissà se lo troverò a destinazione.
Il volo parte in orario…per arrivare 50 minuti prima di partire ( ho cambiato ancora una volta fuso orario) Al mio orologio sono poco oltre le due di notte italiane e, incredibilmente, il mio bagaglio è già sul nastro, proveniente,altrettanto incredibilmente…da Cincinnati! Misteri dello smistamento bagagli!Non c’è traccia di chi mi doveva aspettare ( mi avevano dato per “missed in action”- disperso in azione- ma una corsa in taxi, 5 dollari, (l’autista rifiuta la mancia, mi scarica il bagaglio e mi rilascia anche la ricevuta) arrivo al motel che avevo prenotato dall’Italia. Sono in un altro mondo: un’occhiata all’orologio e mi spiego perché mi sento “cotto” sono le 5 del mattino italiane: 25 ore di viaggio. Mi preparo un altro caffè( 20 minuti per comprendere come funziona la macchinetta che è in camera) , una doccia e filo a letto. Domani…è un altro giorno? Si vedrà….

Lunedì, 7 luglio: la sveglia non è traumatica, dormire in aereo fino alla saturazione mi ha fatto egregiamente assorbire i fusi orari ed il jet lag. Faccio una colazione con latte e cereali, non mi faccio tentare da muffins, donats e waffles con sciroppo d’acero e cannella, ne tanto meno da un paio di uova strapazzate con pancetta croccante.
Scorro le Pagine Gialle di Huntsville per trovare un negozio che venda materiale per razzimodellismo .c’è ne è uno a quindici chilometri dalla mia “Base”, praticamente irraggiungibile e…meno male…: le stringenti misure di sicurezza non mi avrebbero permesso di portare quello che mi serviva in Italia (motori per razzi):
Alle12 meno un minuto, arriva un tipico bus americano tutto bianco con il logo della NASA e dello Space Camp, salgo, sono l’unico passeggero a bordo e dopo 15 minuti di Highway tra parchi, laghetti, fontane ( ma dov’è Huntsville?) arrivo al Bevil Center. Mi avvio al tavolo per le registrazione: fogli da firmare, moduli per il mio profilo, consegna di uno zainetto con maniglie e ruote, materiale illustrativo, una maglietta gialla con un logo che mi ricorda perché sono ad Huntsville , il “ Boeing Space Camp 2008 for Educators” e per ultima, la tuta blu da cadetto dello Space Camp, uguale a quella degli Astronauti. Mi viene consegnato anche il distintivo con velcro con le ali ed il nome : verrà applicato sulla tuta a rovescio per tutta la durata del corso e “raddrizzato” solo a “graduazione” avvenuta! Perché sono qui? Perché le vie del Signore sono infinite…..!
Era un mio sogno fin da quando frequentavo l’Istituto di Aerodinamica, dove oltre alla Ricerca, davo una mano al Prof. Luigi G. Napolitano, per l’organizzazione dei Centri Stampa dei Congressi relativi al Modulo dell’ESA “Columbus” che poi ha volato come ambiente sperimentale, sia sullo Shuttle che , con dovute modifiche ,sulla Stazione Spaziale Internazionale,la ISS. Avevo avuto una promessa dal “Professore” ma la sua prematura scomparsa non gli permise di mantenerla . Anche il gruppo di ricerca si disgregò e mi ritrovai ad entrare in ruolo nelle Medie Superiori, e grazie alla mia laurea in Scienze Geologiche, insegnando geografia generale, fisica e astronomica, scienze naturali e chimica . Poi tutte queste discipline confluirono in un “contenitore” denominato “Scienze della Terra”.
Un anno prima di andare in pensione, la Boeing, con la quale avevo rapporti giornalistici, scopre il mio “vero” lavoro e mi invita come “ Educator” al suo Space Camp, unico italiano tra 98 docenti provenienti per il 60% dagli “States” ed il restante 40% da altre nazioni ( Giappone, Turchia, India, Italia,Singapore,Israele, Portorico, Australia, Inghilterra, Corea del Sud ). Trascorrerò una settimana seguendo dei corsi per apprendere…come si dovrebbero insegnare oggi, le materie scientifiche . In parallelo verrà effettuato un addestramento “addolcito” da astronauta :come dire…un invito a nozze!
Nel primo pomeriggio andiamo tutti al museo della NASA, per ammirare uno dei pochi Saturn V originali, posto in orizzontale, sezione per sezione: impressionante!
Abbiamo anche il primo impatto con la cucina americana “verace”. Rientriamo in hotel alle 22, il giardino è pieno di lucciole : è proprio vero che “ le stelle cadono in Alabama”!.
Durante la notte vengo raggiunto da Geoffrey, il mio compagno di stanza, californiano, anche lui ha perso tre o quattro aeroplani: poche parole ed entrambe ci addormentiamo di “botto”.

Primo giorno di scuola
Sveglia alle 6.30, colazione e alle 7.30 si parte per il Marshall NASA Space Center, adiacente allo Space Camp. Ci dividono in 6 gruppi e vengo assegnato a quello denominato “EXPLORATION”.
Gli altri nostri “concorrenti”saranno Destiny, Unity, Integrity, Inspiration, Determination. Il mio è quello più internazionale. Ogni gruppo è stato poi assegnato a due tutori ( Leah –lontani parenti Italiani- e Lindsey).Un giochino apparentemente demenziale ci permette di apprendere e memorizzare velocemente i nomi dei componenti del gruppo e di conoscere le attività personali preferite : c’è chi pesca, chi cucina, chi passa il tempo con in gatti…io passerò alla storia per essere quello a cui piace volare “ with or without wings”. Il motto viene fatto proprio dal gruppo e verrà urlato prima di ogni attività.
La mattinata prosegue con la meticolosa visita al Museo ( che non è quello della sera precedente). Tutto quello che è esposto non sono riproduzioni ma veri pezzi di storia dell’astronautica. Punto focale è lo studio di Von Braun, con tutti gli effetti personali del padre delle V2 e del Saturn V, che ha portato l’Uomo sulla Luna.Ma prima di attraversare la porta del Museo su cui campeggia la scritta “ Attraverso questa porta passano i futuri astronauti piloti, ingegneri e scienziati”, viene reso omaggio ad una piccola stele dedicata a Miss Baker, la scimmietta-scoiattolo, “prima americana”( perché nata in America) ad andare nello spazio e rientrare a terra viva. Era il maggio del 1959.
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Dopo un pranzo su cui preferisco “glissare”, la nostra tutrice Leah (Lia) si rivela tutta sale e pepe. Non tradisce le sue lontane origini di Scafati ( presso Pompei) e spesso mi si rivolge con un “cuoncio, cuoncio” ( piano, piano) quando la mia lingua si impunta sull’americano ( non nell’Inglese, per carità!). Un’oretta viene impiegata con due texane in una simulazione di esplorazione marziana con una rover da cui fuoriusciamo come uova strapazzate. Le lezioni continuano con la spiegazione di tutti gli acronimi che incontreremo nelle due missioni Shuttle che effettueremo. Veniamo poi informati di come si vive e si lavora in ambiente spaziale microgravitativo.Una vera impresa si rivela l’uso della toilette…., chiamata “The Target”.
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A fine giornata, “debriefing” generale ed assegnazione del primo compito:ogni gruppo dovrà realizzare il proprio stemma. Rientriamo al Bevil e si abbozza un primo schema di quello che sarà il nostro “patch” “Exploration 16-6”.
Secondo giorno . “C’era una volta Huong”
Cominciamo con le cose serie, quelle che continueranno per tutta la settimana: lezioni con nuove metodologie di matematica, geografia, fisica, tutte estremamente innovative e coinvolgenti ( poveri docenti italiani….). Una conferenza sulla storia dell’Astronautica ed un ‘altra tenuta dall’astronauta Gibson ci permettono una piena immersione spaziale ma il punto focale è una lezione di termodinamica e la soddisfazione di aver realizzato, all’interno del gruppo, diviso in sezioni di quattro persone, in tempi record, al minor costo, un sistema di rientro spaziale che dai 5 secondi proposto dall’insegnante, fa arrivare il marchingegno costruito con una matita,una vite, dado e rondella,foglietto di alluminio , reticella di rame e collante termico ( materiale a disposizione dei Gruppi) a resistere 35 secondi allo shock termico di “rientro nell’atmosfera”, simulato da un cannello da saldatore a fronte dei 12-14 secondi degli altri Gruppi. Il nostro risultato viene premiato con una manciata di cioccolatini, ovviamente… MARS.
Il secondo appuntamento è il training per la missione ENDEAVOUR, nella quale ho il doppio compito di Payload Specialist ( dovrò estrarre il Ferro dai fiocchi di cereali), controllare i parametri delle serre spaziali dove crescono pomodori i cui semi sono stati veramente nello spazio). Il terzo compito sarà quello di una attività extraveicolare (EVA) per assemblare una struttura geodetica con utensili particolari. La missione “reale” avverrà il giorno successivo ed è obbligatorio indossare le tute. Mio prezioso compagno sarà Huong,coreano, che con massaggi, caramelle al ginseg e pasta di peperoncino mi aiuterà a risolvere il mal di schiena e a ricaricarmi di energia e Irene, di Singapore che dal Centro di Controllo passo passo controllerà il nostro operato . Due persone veramente speciali che non dimenticherò mai. La missione sarà un successo, si misura la pressione, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca, indosso un giubbotto refrigerante, sopra cui si indossa la tuta spaziale per EVA. Veniamo appesi ad una struttura basculante che permette di simulare abbastanza bene l’assenza di gravità. In breve tempo assembliamo alla perfezione la struttura che ci è stata assegnata e “rientriamo” nel modulo “COLUMBUS”, ci svestiamo, rimisuriamo i nostri parametri ( tutti regolari, anzi, migliorati) e proseguiamo con gli esperimenti con altri due componenti del team. Arriva un allarme dal Controllo di “Houston” che ci avverte che la Stazione Spaziale sarà investita da radiazioni conseguenti ad una eruzione solare ( sun burst) e che bisognerà proteggerci adeguatamente. Il manuale di sopravvivenza ci informa che il tempo per “non morire” è breve ma è preciso, dovremo avvolgerci in una copertina di mylar riflettente e aspettare che trascorrano due minuti. Siamo salvi, come nella realtà è avvenuto agli astronauti di una delle missioni SPACELAB. Il tempo di riprendere fiato e si affronta una nuova emergenza : Huong viene punto da uno scorpione ( ma che c…. ci faceva uno scorpione nelle serre dei pomodori?). Abbiamo tre minuti prima che Huong “muoia”: mentre io “catturo” lo scorpione protetto da guanti e lo infilo in un barattolo, le altre due colleghe prestano il dovuto primo soccorso: Huang viene salvato ( così come i suoi massaggi, caramelline e crema di peperoncino…). Grazie a Geoffrey, perfetto pilota, atterriamo al KSC in modo ineccepibile.
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Abbiamo lavorato in team per quasi 4 ore Rientriamo al Bevil per cambiarci: abbiamo un impegno mondano al Museo delle Arti di Huntsville. Orchestrina country, pentoloni di fagioli stufati e barbecue, salse, salsine… entro ed esco subito…con la convinzione che gli oltre tremila anni di civiltà che ho sulle spalle e nel mio DNA hanno un certo peso! La cosa più interessante che fotografo è un cartello stradale giallo “ Attenzione , attraversamento di oche”.

Altro giorno, altra corsa, altri “giochini”
La giornata trascorre al Marshall NASA Center nelle cui aule e laboratori progettiamo, costruiamo e lanciamo spassosissimi razzi propulsi ad acqua ( come propellente) costruiti con bottiglie di Pepsi da due litri ( il motore) avvolto in una struttura portante di cartoncino, pinne stabilizzatrici e ogiva. Il lancio è perfetto e si raggiungono i 50 metri di altezza: ¾ di litro di acqua, sei atmosfere di pressione generata da una pompa a mano sono sufficienti per una buona performance. Il razzo parte con una accelerazione così rapida che pur scattando ad 1/2000 di secondo, registro solo le perline d’acqua espulsa dal “motore”. Il pomeriggio ancora un compito: bisogna realizzare un sistema di atterraggio “morbido” che permetta di non rompere un uovo fresco nell’atterraggio.
Il nostro gruppo realizza un tetraedro in cartoncino che contiene l’uovo , tre palloncini usati come “air bags” ed un paracadute realizzato con la plastica di una busta. Lanciato da 10 metri, il “modulo” atterra dolcemente e …senza frittata finale. La giornata si conclude con la costruzione di un altro tipo di razzo, pirotecnico questa volta, che lanceremo l’ultimo giorno e con l’addestramento per la missione DISCOVERY con il compito di controllore della parte scientifica e di supervisione dell’operato degli altri “colleghi”. Non “volerò” ma sarò al Centro di Controllo. La serata termina con un giro di karaoke cantando tutti insieme “ I love Alabama, where the sky is blue…”.
With or Whitout Wing”
La giornata inizia con una criptica nota “ High Rope Activity” che nasconde la simulazione di un “ abbandono in emergenza” dallo Shuttle. La Prima fase è …”catturare” 16 persone che non hanno benché la minima idea di quello che andranno a fare. La seconda Fase è quella di imbracarle adeguatamente, e – fase 3 – farle salire su di una torre alta 25 metri NON con una scala…ma “scalandola” all’esterno tavola dopo tavola. Meno male che ci sono cinque del team che controllano il cavo di sicurezza e che all’occasione ci tirano su come sacchi di cemento. Fase 4- giunti sulla piattaforma, ti sganciano dal cavo di sicurezza e ti agganciano ad un altro cavo e ti spiegano…che bisogna buttarsi giù appesi alla carrucola e percorrere un centinaio di metri. Da 25 metri vedo i miei compagni piccoli piccoli che in coro mi invitano a buttarmi e a volare “With or without wings”. Sono fermo sul bordo della pedana e penso “ Che ci faccio qui? Ho moglie, una figlia e 65 anni…ancora”. Da giù arriva l’imperativo “You can, you can” e penso alle stagionatelle texane che mi hanno preceduto ma quando attaccano con un With or Without wing, mi lancio come da un blocco di partenza della piscina e mi ritrovo a scivolare velocemente e abbastanza piacevolmente lungo il cavo che risalendo smorza le velocità e mi riporta indietro, ad una pedana di atterraggio. Il secondo impegno, invero abbastanza impegnativo, è quello di prendere posto su di un simulacro di un elicottero, fissarsi al seggiolino, e “ ammarare”in piscina, rovesciandosi.
Bisogna uscire in 20 secondi…altrimenti arrivano i sommozzatori!. Si rientra in hotel con la sola voglia di dormire…che giornata rilassante!
La giornata successiva incomincia sotto il segno della pioggia, calda e torrenziale ma di breve durata…. non solo le stelle cadono in Alabama ma anche catinelle d’acqua! Le condizioni meteo non ci permettono di lanciare i razzi pirotecnici. Ci rechiamo nella Sala dove è possibile simulare la gravitazione lunare e con i giroscopi affrontiamo vorticosamente il disorientamento spaziale ( inconveniente sperimentato dagli astronauti delle capsule Mercury e Gemini). All’esterno proviamo lo Space Shot ( ti lanciano in un paio di secondi a 70 metri di altezza ( poco meno dell’esperienza di un seggiolino eiettabile…) ed un giro in centrifuga ( 3 g per un paio di minuti…). Termimo l’addestramento solo con una punta di mal di testa. Arriva l’ora della missione Discovery ed in tuta siamo ai nostri posti. Il decollo, il volo e gli esperimenti, a parte le emergenze per un corto circuito ed altre “amenità”, vengono felicemente conclusi, nei tempi previsti dai manuali. Il rientro a terra è un altro discorso. Stavolta il Comandante è Thomas, un altro Californiano con la passione della pesca: sbaglia atterraggio e conclude il volo nei pantani del KSC, notoriamente pieni di alligatori. In pratica pensava di essere su di un aereo invece che su di un “sasso veloce”. Ha abbozzato una manovra di correzione per allinearsi alla pista essendosi allontanano dal “sentiero di planata” : manovra normale per un velivolo che ha un motore, ma non per lo shuttle: la legge di Newton ti porta inesorabilmente a terra! Thomas è addirittura sconvolto e per 3 ore non parlerà con nessuno. Un pranzo leggero e siamo pronti alla cerimonia di “laurea”. Tra battute, frizzi e lazzi, veniamo chiamati uno per uno: diploma, attestato,foto, stretta di mano, bacio e..avanti un altro. Alla fine tutti sono invitati a staccare il distintivo ricevuto il primo giorno, a rigirarlo e a sistemarlo nel modo corretto. E’ fatta, non nascondo una punta di orgoglio e commozione e mi accorgo che è qualcosa che provano tutti. Si rientra al Bevil Center: la notte è breve e domani si riparte per l’Italia.
“Tutto è bene ciò che finisce bene”
Domenica 13 le partenze iniziano presto, Irene ( Singapore, vissuta a Milano per molti anni) e Huong partono alle 4.30: il loro aereo li porterà prima in California poi in Giappone ed infine a Seul e Singapore. Un bel volo! Geoffrey e gli altri “americani” partono alle 9.30. Io ed il mio amico indiano Anurag “ molliamo gli ormeggi” alle 10,30 per raggiungere l’aeroporto dove incontriamo amici degli altri gruppi, June la portoricana,Dganit , l’israeliana,Basak, la turca, Charles l’inglese. Tutti in attesa dei loro voli. Il tempo è buono, il tabellone segnala che tutti i voli sono in orario e sia avviano le procedure di controllo. Alle 13 il tempo si rannuvola in una manciata di secondi, l’imbarco viene rinviato e fuori c’è una minacciosa nube nera che cerca turbinosamente di toccare terra. Fuori della vetrata, c’è un confine fisico netto, da una parte il sole, dall’altra pioggia e grandine. Il volo viene cancellato. Panico totale, si cerca di trovare una alternativa per raggiungere Atlanta, ma proprio la nostra destinazione è sotto una cascata d’acqua: la città dove è nata la CocaCola è irraggiungibile.
Dovremo trascorrere 24 ore in aeroporto. Per cause meteorologiche le Compagnie aeree non prevedono nessun supporto. Tento di telefonare a casa dai telefoni aeroportuali ma funzionano sono con carte di credito emesse negli Stati Uniti e non accettano la mia VISA italiana! Anurag, come per miracolo ( o come Eta Beta) tira dal suo zaino un portatile, si sistema in zona wireless e con Internet gratis: riesco a spedire un paio di email a casa, giusto per informarli del ritardo. Guardo le foto che Anurag ha sul computer: lavora in un famoso Osservatorio Astronomico Indiano. La notte passa sul pavimenti dell’aeroporto, più comodo degli incredibili seggiolini degli aeroporti, fatti apposta per non potersi distendere. L’indomani l’imbarco è regolare e partiamo per Atlanta. Arriviamo che il mio “chek-in” è già iniziato e ci separiamo. Lui va a Parigi per poi proseguire per Nuova Dheli. All’imbarco , al mio turno mi informano che il bagaglio….è già a Roma ( ma come ci sarà arrivato se l’aeroporto è stato chiuso??) e con il mio volo c’è qualche novità: DELTA mi offre, a compensazione del disagio patito il ritorno in Prima Classe! Caviale, champagne, un menù fantastico e a regola d’arte, posto in corridoio centrale con poltrona completamente reclinabile e monitor personale. In pratica, mi addormento sulle Newfoundland e mi sveglio su Parigi .Un perfetto atterraggio chiude la trasvolata atlantica e schizzo al terminal Meridiana. Sono l’ultimo passeggero ad imbarcato : 50 minuti di volo e sono ad Olbia. In attesa del bagaglio…mi spoglio ed indosso la mia” tuta spaziale” per testare le reazioni di mia moglie ( del tipo “ volevamo stupirvi con effetti speciali”). Dopo mezz’ora mi accorgo di essere solo ai nastri: di consegna bagagli: il mio bagaglio non c’è……è ancora a Roma. Mi verrà consegnato due giorni dopo senza neanche le scuse. Nessun problema, penso, tanto…sono finalmente in vacanza!


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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 15:27 
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EXPLORATION 16-6
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L' EVA completata: Italia-Corea 1 a 1
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Buffet al Museo d'arte Moderna di Huntsville...
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Il progetto è stato realizzato: pronti a farlo volare
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Quasi al raggiungimento delle 6psi
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lancio.....ma dovè il razzo?


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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 15:31 
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Il nostro razzo ad acqua in rotta per la Luna...
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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
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Nella sala Controllo prima della Missione
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Aeroporto di Huntsville...prima del finimondo!
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Simulazione di gravità lunare


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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 17:05 
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Esperienza davvero interessante! Grazie per averla condivisa con noi! :grazie:

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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
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Fantastica esperienza!!!
Sicuramente ti avrà lasciato un bagaglio di ricordi ed esperienze indimenticabili, ti invidio tantissimo.
Grazie mille per averla condivisa con noi!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 20:16 
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Devo ammetter di aver letto il tuo racconto a velocità pazzesca. Veramente tanta invidia perchè certe esperienze sono davvero uniche e assolutamente irripetibili!

Non ero a conoscenza di questi "stage" e sopratutto che potessero essere coinvolti docenti e studiosi "non USA".

Mi piacerebbe conoscere le differenze che hai trovato nel metodo di approccio allo studio delle materie scientifiche che hai provato allo Space Camp e quello che che invece noi conosciamo delle nostre scuole!

Anche il razzo ad acqua mi interessa! Come funziona nella realtà ? Ho un'idea ,ma credo che sia molto più facile chiedertelo direttamente.

Grazie di aver condiviso con noi questo racconto.

Steve

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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 20:49 
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:clap: :clap: :clap: Grazie per il dettagliato racconto!!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 06/03/2010, 21:21 
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 Messaggio Inviato: 07/03/2010, 10:46 
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Veramente un bellissimo racconto,ammetto di averlo letto con un pizzico di invidia!


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 Oggetto del messaggio: Re: CLANDESTINO A BORDO - il racconto
 Messaggio Inviato: 08/03/2010, 9:59 
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Che esperienza! Altro che una punta di invidia!

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