Tornato il 28 febbraio sera dalla minivacanza a
Lubecca ed
Amburgo, c’è giusto il tempo di piegare un po’di camicie e preparare una valigia più grande e lunedì 2 marzo di buon mattino si riparte. Destinazione Turchia. E’ da settembre del 2008 che non ci torno ed iniziavo ad averne nostalgia.
Si tratta comunque di una trasferta con una po’ di novità, soprattutto perchè andrò a Bursa per la prima volta.
Partenza dal Vespucci; aeroporto semideserto, tant’è che avanza una mezz’oretta per bersi qualcosa di caldo in tutta calma al bar dell’area partenze, dalla vetrata del quale si domina tutto l’apron; purtroppo però c’è solo l’ATR72 di Air Dolomiti diretto a München.

Al di là della pista (non visibile nella foto) il jumbolino di LH che sarebbe dovuto partire poco prima delle 8 per Francoforte, ma è fermo per motivi tecnici…cattivo presagio (come potrete leggere alla fine del racconto….).
Dopo un po’ arriva anche il nostro aereo.

Salgo nuovamente su un Jumbolino dopo un bel po’ di tempo. Dopo il decollo si presenta uno strato compatto di nubi…uffa……


…tuttavia, in corrispondenza delle alpi…..

Eccoci arrivati a Zurigo

Incrocio di jumbolini

Particolare di fauna locale

Ci imbarchiamo sull’A320 diretto all’Ataturk; in testata pista 16 riesco a vedere (ma non a fotografare), il DC-8 (o quel che ne resta) usato per l’addestramento dei vigili del fuoco. Per un attimo l’avevo scambiato per un Coronado. Dopo il decollo si presenta di nuovo un manto di nubi senza soluzione di continuità.

Impiego più di un’ora per il controllo del passaporto, appena uscito l’autista mi dice che è tardi e che probabilmente perderemo il traghetto per attraversare il Mar di Marmara. Lo scenario che si prefigura è terribile. Il traghetto consente di risparmiare più di 200 km di auto e, soprattutto, di attraversare da ovest ad est Istanbul, con tutte le conseguenze del caso (code e rallentamenti).
Incredibilmente riusciamo ad imbarcarci. Nella corsa verso l’imbarco passiamo davanti al museo dell’aviazione di Istanbul, con un F84 come gate guardian. Mi sono ripromesso più volte di andarci, ma non mi è mai stato possibile e anche stavolta niente da fare!.
Il sole tramonta e riesco solamente a scattare questa foto al Corno d’Oro, sul quale si stagliano i profili solenni di Santa Sofia e della Moschea Blu.

Non so perchè la foto sembra essere stata scattata sotto una pioggia di meteoriti!
Bursa è, di fatto, una metropoli; conta due milioni di abitanti ed è la quanta città più popolosa della Turchia. Ospita importanti insediamenti industriali, tra cui gli stabilimenti FIAT (qui si producono Doblò e Cubo) e RENAULT (Clio).
E’ ubicata a pochi chilometri dalla costa sud orientale del Mar di Marmara.e si sviluppa sulle pendici di una catena montuosa imponente, sulla quale svetta l’Uludağ, ovvero il Monte Olimpo (omonimo del più illustre “collega” greco), seconda cima e principale località sciistica della Turchia, la cui vetta può essere facilmente raggiunta tramite una funivia. Ho due giorni da turista a disposizione durante il fine settimana per poter visitare l’Uludağ; a causa delle pessime condizioni del tempo, il sabato rinuncio, ma la domenica mi alzo di buon mattino, chiamo un taxi (sono in un albergo fuori città) e mi faccio accompagnare alla “Teléferik”. La stazione di partenza si trova nella parte alta della città.
Appena arrivato rimango basito. La funivia è fuori servizio (c’è troppo vento). Decido allora di scendere a piedi verso il centro; è una bella scarpinata, ma la strada è tutta in discesa. Purtroppo il giubbotto pesante che mi ero portato per la montagna si rivela subito una fastidiosa zavorra. Nello scendere, mi imbatto nella sede di una scuola militare di Bursa. Nella piazza d’armi due F-104 occupano gli angoli opposti alla tribuna. Lì vicino, in corrispondenza dell’entrata, c’è pure la parte anteriore (fino alle prese d’aria, incluse) di un Phantom. Neanche mi azzardo a estrarre la compattina; c’è una sentinella armata ogni 20 metri e ci sono altrettanti cartelli multilingue con scritto “vietato fare foto”; mi sembrano misure sufficientemente dissuasive nei confronti di qualsiasi velleità fotografica!
Il panorama della città dall’alto



L’Uludağ


Ponte Vecchio in versione turca (Irgandi Köprü, il ponte di Irgandi).

La Camii (pronuncia giambi), ovvero moschea, principale

Centri commerciali

Fortificazioni (chiedo venia ma non mi sono informato riguardo a quale periodo risalgano).

Al mercato, la frutta è sempre sistemata in maniera ordinata

L’orologio, con il cilindro alla base girevole e dedicato all’industria dell’auto (vi è raffigurata, a mo’ di bassorilievo e con una prospettiva molto dinamica, una fiat 124, che forse qualcuno ricorderà).

Ecco lo stabilimento FIAT, in periferia

Cormorani e Uludağ dal Park Botanik


Architettura ottomana, anzi, nuovi edifici realizzati secondo lo stile ottomano.



Ed ecco come si presenta la struttura di una casa in legno e mattoni in stile ottomano

Questo signore raffigurato nell’insegna del ristorante è Iskender, colui che ha inventato l’iskender kebap. Il kebap, per chi non lo sapesse, non è quello che nell’immaginario collettivo nazionale (almeno per quella che è la mia esperienza con familiari, colleghi, amici e conoscenti) viene identificato con i “döner kebap”, il fuso di carne cotto verticalmente allo spiedo e tagliato in striscioline con cui farcire panini ed altri farinacei di varia foggia. Il kebap è qualsiasi forma di carne e può essere di varia forma, consistenza e tipologia (polpette, bocconcini, strisce, fette, costolette…). Comunque, per farla breve, questo “iskender kebap” è un piatto molto rinomato, uno dei preferiti dai turchi. La ricetta prevede di sistemare la carne su uno strato di pane e versarvi sopra del burro fuso e sfrigolante (una gioia per il palato; un po’ meno per il fegato….).

Dopo 10 giorni passati a Bursa, si riparte…stavolta invece del traghetto veloce, ne prendiamo uno tradizionale e attracchiamo quasi ad Izmit, praticamente c’è da attraversare tutta Istanbul per arrivare a Kaya, nella parte europea (ci vorranno due ore abbondanti di auto, dato che non c’è traffico).


La seconda meta del viaggio è un posto ad ovest di Istanbul, alla quale è unito da un nastro di palazzoni, strade e centri commerciali senza soluzione di continuità.
I miei colleghi turchi mi portano a cena in un posto a Florya, località famosa per ospitare quella che è stata la residenza estiva di Mustafà Kemal Ataturk. Inconsapevolmente mi procurano un piacere aggiuntivo (oltre alla compagnia ed all’ottima cena a base di pesce) enorme, dato dal fatto che il ristorante si trova tra le testate delle piste 36L e 36R dell’aeroporto Ataturk. E, causa le condizioni meteo, la 36 R è in uso per gli atterraggi, per cui, con frequenza elevata vedo passarmi sulla testa aerei, prevalentemente con la coda rossa! Ecco la collocazione:

Valutalo come opportunità per un banchetto importante (che so, matrimonio o affini).
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Per raggiungere il ristorante, abbiamo percorso una strada parallela alla pista 36, piena di locali con terrazze e pareti vetrate dalle quali assistere ad atterraggi e decolli e da dove….cito le parole di uno dei colleghi turchi, che non è a conoscenza della mia passione per gli aerei….”a chi interessa, c’è la possibilità di ammirare e fotografare aerei in decollo, in atterraggio e fermi nei parcheggi”….che dire, forse è merito dell’urbanizzazione selvaggia….
Purtroppo nei quattro giorni passati a Kaya/Çekmece non ho modo di andare nella parte storica di Istanbul, che dista 50 km ca di strade rigurgitanti auto. Pazienza, tanto il tempo è davvero pessimo….sarà per un’altra volta (così ne approfitto per scrivere queste righe…..).
Oh..passiamo alle cose importanti: sebbene preferisca di gran lunga il balik (il pesce) all’et (carne), anche una buona cena a base di kebap non guasta….
Ma prima un po’ di “meze”, gli antipasti proposti come assaggi. L’usanza sembra sia nata dalla consuetudine dei sultani di far testare ai famosi “assaggiatori” tutte le portate che venivano servite alla loro tavola. In molti ristoranti, ci sono dei camerieri che portano ai tavoli dei vassoi enormi dai quali si possono prelevare, a scelta, le varie prelibatezze.
Si inzia con l’humus, a base di ceci (lo preparo anch’io a casa, con il tahin, l’olio di sesamo, che in genere compro in Turchia o nei negozi di alimentazione naturale).

Le çig köfte, polpette di carne e spezie, lavorate a mano, che si mangiano avvolgendole in una foglia di lattuga

Il peynirli pide, un parente della pizza

Ed un kebap (non mi ricordo il nome di questa varietà) di carne ovina macinata e condita con spezie, erbe varie, (tanto) aglio e cotta allo spiedo, da avvolgere nei fogli di pane azzimo.

Un dolce tipo è il künefe, fatto di pasta filiforme fritta; è ripieno di formaggio (un lontano parente della seadas sarda).

Ed infine un bel çai, il tè, che non manca mai, neanche al lavoro; da bersi con i tipici bicchieri.

E’ l’ora di partire; ultimo sguardo all’hotel, disegnato da architetti a mio avviso privi di buon gusto.

LA torre della tv, maldestra imitazione della Fernsehturm di Berlino

Si parte……
Eccoci sopra la Bulgaria (all’annuncio del comandate che stiamo sorvolando Sofia, guardo l’orologio ed inizio a preoccuparmi per la coincidenza)….

Il Danubio

ED infine, nei dintorni di Francoforte.


E qui inizieranno i problemi (niente di particolare, per carità); comunque, il volo da IST è partito in leggero ritardo, a FRA abbiamo aspettato sulla taxiway almeno 20 minuti e, alla fine, ho perso la coincidenza per Firenze, partendo con il volo successivo (5 ore dopo). Mi consolo con il voucher LH, che baratto con un paio di boccali di birra….Comunque la legge di Murphy dà ennesima prova di essere una scienza esatta, dato che il volo che ho perso è partito in orario, mentre il volo sul quale sono stato riprometto partirà con un’ora abbondante di ritardo…..impossibile, proprio per effetto del sopra citato teorema, che potesse verificarsi una situazione inversa……
Di buono che ho avuto un po’ di tempo per scrivere queste righe e, soprattutto, ho potuto fare un po’ di foto agli aeri con la gru sulla coda (e non solo), che pubblicherò nell’area apposita.