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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Il punto mentale del non ritorno.
 Messaggio Inviato: 01/10/2014, 17:25 
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Cogliendo l'invito fattomi su altro topic, vorrei tentare di approfondire l'argomento che investe le reali capacita' dell'uomo "comune" di cimentarsi nell'arte del volo, chiamiamolo: non professionale quindi di pura passione.

Come gia' detto non ho approfondita esperienza nel campo, ma da circa un'anno mi sono addentrato nel panorama del volo, e, ancora adesso, sto cercando di pianificare al meglio questa vecchia passione, ma nuova sotto il profilo della pratica.

Recentemente in alcune aviosuperfici del centro italia, ho notato che alla guida di velivoli anche di tutto rispetto, vi si ponessero persone di eta' avanzata ( certamente ultra sessantenni ) la cui corporatura, postura, chiamiamola come vogliamo, era decisamente strabordante. In un caso, ho visto persino, la difficolta' che ha fatto un soggetto, nel salire sul suo interessante velivolo. Ad occhio, avra' pesato non meno di 140 kg.

Ora, pur non essendo un medico, ma qualcosina in medicina ne masticco, ho difficolta' nel credere che i parametri fondamentali del sangue di quella persona rientrassero in un range di assoluta buona condizione fisica. L' obesita' e' una malattia e i pericoli a cui un soggetto va incontro sono ampiamente noti a tutti.

Non so, forse ho sempre visto nel pilota l'uomo "perfetto" e l'esempio di cui sopra, ma potrei farne almeno altri tre, sempre recenti, mi danno da pensare che anche qui non tutto e' come si auspicherebbe che fosse rifeirito all'attitudine fisica ( per la psiche, il discorso temo sia ancora piu' complesso e selettivo).

Cosa ne pensate?


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 Oggetto del messaggio: Re: Il punto mentale del non ritorno.
 Messaggio Inviato: 01/10/2014, 18:57 
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Messaggi: 9
Aggiungo a giustificazione del titolo: corpo e mente sono strettamente connessi, il deficit dell' uno si rivale sull'altro, ecco perche' molte malattie trovano nutrimento ed insediamento anche quando la psiche e' impegnata in processi molto eleborati, processi in cui un deficit fisico richiede una valutazione.

In questo processo ritengo che il rischio che si corre e' quello di non valutare - sempre - ogni nostra trasformazione fisica, soprattutto quando questa incorre in parametri di attenzione.

Volare e' impegnativo sotto molti punti di vista e la mente e` la prima sentinella della nosta capacita` di autoconservazione, di tutela di noi stessi, ma talune volte la sedentarieta` di alcuni atti ripetuti nel tempo, ci concedono una sorta di vizziata immortalita`. Oltrepassi un punto senza accorgetene.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il punto mentale del non ritorno.
 Messaggio Inviato: 02/10/2014, 0:53 
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Messaggi: 11966
Località: Roma e in giro per il mondo.
Età: 45
Beh si ma non ne farei neanche un motivo di tragedia. In linea di massima concordo. Ma ci sono mille casistiche e non mi sento di prendere una posizione decisa.
Ho colleghi che negli anni si sono sfatti ma sono ancora molto performanti.
Io stesso ho abbandonato da tempo i miei 72kg di forma. Stress, pigrizia, poco tempo e altri fattori della vita moderna non aiutano.

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 Oggetto del messaggio: Re: Il punto mentale del non ritorno.
 Messaggio Inviato: 02/10/2014, 7:37 
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Iscritto il: 18/03/2008
Messaggi: 13816
Età: 52
Dovresti girare la domanda a chi ha concesso l'abilità fisica al personaggio in oggetto, ovvero al medico.

Ho un caro amico pilota (tra l'altro chirurgo) che intorno ai 55 anni ha avuto due infarti, di cui il secondo mentre era ricoverato. Magro, longilineo, sportivo. Evento imprevedibile. Per un po' ha dovuto fare la visita medica all'IML, ed ha volato con un pilota di sicurezza, poi ha riottenuto la piena abilitazione.

Credo che sia difficile riuscire a legare attitudine al volo e salute fisica, ovviamente entro certi limiti. Tra l'altro ritengo ad esempio più importante valutare la soglia di attenzione e la prontezza di riflessi, ad esempio, che non il tasso di colesterolo o la glicemia.

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Franco

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 Oggetto del messaggio: Re: Il punto mentale del non ritorno.
 Messaggio Inviato: 02/10/2014, 18:09 
A&P Troubleshooter
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Iscritto il: 20/03/2008
Messaggi: 14824
Località: Dubai U.A.E:
Età: 59
Indipendentemente dal tipo di attività di volo che si effettua ( sportiva o professionale) è sempre lecito pensare che i migliori medici siamo noi stessi . Prevedere di volore su un velivolo con prestazioni "estreme" o "molto prestanti"pur avendone la capacità ma non l'allenamento è già una condizione che seriamente mi porterebbe a rifiutare di volarci.

La condizione principale è quella di conoscere i propri limiti e con l'età anche quei limiti che molte in eta più "fresca" non presentavano difficoltà.

Qualcuno di noi in questo forum ha incassato a venti anni 8G ripetute volte.... adesso io probabilmente morirei !!!

...

Steve

_________________
Noi volatori stanchi
Senza pista d'atterraggio
Che per inerzia o per fortuna
Ci troviamo sempre in viaggio ......


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