Finalmente una trasferta diversa dalla solita routine dei posti visitati frequentemente. Si parte per alcuni giorni in Nigeria; purtroppo l’organizzazione del viaggio è a cura di terzi, per cui devo partire da Malpensa (invece di Firenze), con qualche sacrificio in più (non essendoci tra l’altro collegamenti diretti tra il Vespucci e Malpensa). La tratta prevede un MXP-CDG e successivamente un CDG-LOS, operati da Air France.
La mattina a Malpensa il cielo è sereno; il sole dell’alba ci regala dei colori bellissimi; non riesco a fotografare il Monte Rosa; pazienza, mi posso rifare con il Bianco, che costeggeremo pochi minuti dopo il decollo.
Siamo partiti con un leggero ritardo e forse è un bene, perché il sole che sta sorgendo dà un colore particolare alla neve che copre le cime dei monti. L’aereo è pieno; spero solo che mi diano qualcosa di sostanzioso come snack per poter buttare giù la pasticca per la profilassi antimalarica. Mi daranno un micro croissant e mi vergogno a chiederne un altro paio (mi rifarò con lo champagne nel volo successivo)!
Ora lascio più spazio alle immagini; ecco un po’ di foto (stavolta fatte con la compattina e non con la reflex).
Poco dopo il decollo (avete notato la parte terminale della semiala sinistra? F-GFKE è uno degli A320 privi di wing tip).

Un po’ di foto delle Alpi, con il Monte Bianco a farla da padrone.







Sorvoliamo la parte più stretta, quella occidentale, del lago di Ginevra; le nubi seguono curiosamente il profilo curvilineo della sponda nord.

Arriviamo a Parigi; l’atterraggio sulla 9 L avviene con pioggia forte e vento laterale di discreta intensità (durante il taxing noto una manica a vento tesa e praticamente parallela al terreno). Insomma, un parente di terzo grado di un “belly landing”.
Che rabbia, durante il taxi non ho la prontezza di fotografare il Concorde che è passato a fare il gate guardian….ma col tempo che c’è tanto la foto sarebbe venuta malissimo.
Saliamo nel 330 (F-GZCC) che ci porterà a Lagos; gran bell’aereo, anche se la livrea di Air France non mi fa proprio impazzire. Ho un posto in economy, anzi in classe “Tempo” (SGRUNT!) ed il load factor è 100%; pazienza; l’importante è aver guadagnato un posto finestrino nelle ultime file, senza l’ostacolo alla vista costituito dall’ala!

Il personale di bordo ci invita a non allacciare ancora le cinture, misura cautelativa atta a favorire un’eventuale evacuazione, dato che c’è il rifornimento in corso. Dei vigili del fuoco, però nemmeno l’ombra, almeno entro il mio campo visivo, ampliato dalla telecamera frontale che trasmette le immagini nel PVT)! La stessa cosa si ripeterà al ritorno.

Particolare del terminal 2F; la struttura in cemento armata dietro la superficie vetrata dà un certo senso di pesantezza, enfatizzato dalla colorazione grigia e dal cielo altrettanto cupo.

Incontro ravvicinato con un 744 di famiglia

Decolliamo dalla 26 R (riesco a leggere in l’identificativo della pista grazie alla telecamera che invia al segnale ai PVT); accidenti, che manto di nubi che c’è, uffa, mi metto l’anima in pace, non vedrò niente…..ma, dopo poco….che succede; c’è un buco e sotto si intravede una città….è la Ville lumière!!!
Gli Champs-Élysées, La Défense; poi la Tour Eiffel; che spettacolo! Peccato non potersi fermare, neanche al ritorno!




Puntiamo verso Sud; lasciamo la Francia all’altezza di Perpignan. Si vedono alcune saline e degli stagni. Inizialmente pensavo di trovarmi più ad EST, verso la Camargue, posto che amo e dove conto di tornare al più presto.


Sopra il Mediterraneo ci troviamo di fronte l’isola di Maiorca, che sorvoliamo puntando l’Algeria.

Nel frattempo, dopo un paio di champagnini (maison Jacquart) a mo’ di apertivo, arriva il pranzo. Niente di che, a parte la panna cotta con substrato di confettura di fichi visibile in alto a sinistra, meritoria di un encomio.

La costa algerina; nell’oblò si sono formati alcuni fastidiosi cristalli di ghiaccio.

Una benedizione trovarsi una nube in grado di fare ombra in quella che sembra una fornace

Ed il Sahara, ecco alcuni particolari




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E finalmente iniziamo la discesa verso l’aeroporto di Lagos
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Il fiume Niger (almeno credo), nel cui delta si trova una delle zone più ricche di petrolio del mondo (un petrolio molto pregiato, tra l’altro, cioè dolce, con contenuto di zolfo bassissimo)

Tornano le nubi; in questa formazione ci entreremo dentro pochi secondi dopo lo scatto; che becchiamo un paio di shakerate ben assestate che portano addirittura qualcuno ad urlare.
Io invece non posso esimermi dal contemplare l'eleganza della lunghissima semiala di questo capolavoro dell’Azienda di Tolosa.

Nell’avvicinamento sorvoliamo la foresta, il cosiddetto “bush nigeriano” (siamo al termine della stagione delle piogge e sembra una grande palude)

Sorvoliamo il quartiere periferico di Lagos dove è situato l’aeroporto (Ikeia). Lagos è la città africana più popolosa e, per quanto riguarda l’area metropolitana, è seconda solo al Cairo (oh, prendetelo con il beneficio di inventario, che l’ho letto su wikipedia). La Nigeria, con i suoi 150 (e rotti) milioni di abitanti, è invece lo stato africano più popoloso.


Arrivati al Murtala Muhammed Internation (LOS / DNMM), si atterra per pista 18R.


Un 747 cargo ad occhio e croce appartenente alla serie 200 ed un Embraer di Virgin Nigeria (eehhh????).


Un 727 giace, preda della corrosione, nel prato vicino al Jumbo, però non riesco a fotografarlo (si intravede nella foto con i ground spoiler sollevati), così come la torre di controllo ed il terminal.
Appena sceso, con felpa e giubbotto, mi viene in mente la scena dell’arrivo a Milano di Totò e Peppino, imbacuccati di tutto punto in primavera, nel film “Totò, Peppino e la malafemmina”.

foto tratta dal sito web “antoniodecurtis.org
Certo, mi aspettavo un gran caldo ed una grande umidità, ma in aereo c’era freddo e sono sceso con gli abiti pesanti!
Non faccio foto; me lo sconsigliano. L’aeroporto è pieno di militari, armati e non, che danno disposizioni ai passeggeri, anche in maniera perentoria. Dopo un controllo passaporti fatto in una maniera tale da destare qualche preoccupazione (ci è stato ritirato mentre eravamo in fila e poi ci hanno chiamati uno ad uno) ed un’attesa per il bagaglio abbastanza lunga, finalmente usciamo.
Saliamo in un pulmino con tendine oscurate e scorta armata e via, dritti in albergo, da dove non uscirò più fino alla fine della trasferta per motivi di tempo, opportunità e, soprattutto, sicurezza. Tra l’altro siamo ancora, o meglio, al termine, della stagione delle piogge ed ogni tanto vengono di quei nubrifagi da record.
Una panoramica di Victoria Island, una delle tante isole formate dai fiumi su cui sorge Lagos, che è stata capitale della Nigeria fino a poco meno di 20 anni fa.
Avete visto che selva di antenne?



Mi dispiace fare il lavoro a Lagos e non direttamente nel sito del progetto di cui mi sto occupando; o meglio, peccato non essere andati anche sul sito; per motivi vari lo spostamento sarebbe avvenuto con l’elicottero!
Arriva il fine settimana, approfitto della palestra, dei libri che ho con me, della settimana enigmistica, ma il tempo passa troppo lentamente qua dentro.
Mi consolo bevendo la Star, la più famosa birra locale; durante una bevuta tra i piedi mi trovo questo lucertolone.

Oltre al rettile, ospite fisso è questo airone guardabuoi, che inizialmente avevo scambiato per la più elegante garzetta.

Ecco un altro rettile; questo più che un lucertolone mi sembra un’iguana (uhm, io ho messo l’apostrofo, ma è sostantivo femminile o maschile?)

Ed ecco il terzo (questo credo sia un geko)

La spiaggia, all’orizzonte solitamente, da questo punto di osservazione, si vedono decine e decine di navi cisterna. Da quelle parti c’è una specie di insenatura, lungo la quale si trova la zona portuale di Apapa.

Sullo sfondo si vede una moltitudine di navi; la situazione è simile a quella di quel tratto di Mar di Marmara, a Istanbul, vicino all’aeroporto Ataturk, dove le navi mercantili sostano a decine in attesa di attraversare il Bosforo.
Queste, invece, sono case dei pescatori sulla spiaggia

Un cantiere

Contraddizioni; albergo di lusso e cortile con baracche di metallo

Qua se non la pianto di ingozzarmi di jumbo prawns proposti in tutte le declinazioni, va a finire che divento un crostaceo pure io; mi si forma il carapace e comincio a camminare all’indietro.

Il volo di ritorno è tutto un programma. Intanto non c’è posto sul nessuno dei voli da Parigi a Firenze (non ci credo, durante una pausa caffè provo a fare una simulazione nel sito AF; ci rimango proprio male constatando che è vero!); Va già bene che rientrerò su Linate anziché su MXP; tra strada da percorrere e caratteristiche dei due scali è un’ora e mezzo di guadagno!
Poi, volo poco prima delle 23 e prelievo dall’albergo (a circa 20 km), prima delle 17!!!!!!!!!!!!!!!!!
Si riparte; scorta armata e tendine oscurate. Io tra l’altro ho già fatto il web-check-in e non ho bisogno di alcun anticipo di sicurezza per poter scegliere il posto migliore (un bel corridoio nel LAG-CDG, per poter dormire più tranquillamente, ed un finestrino nel CDG-LIN.
Durante il trasferimento riesco a fotografare queste palafitte dei pescatori, ammantate da uno strato di fumo.

Il LAG-CDG (che ha frequenza giornaliera) è pieno al 100%. Il pasto che ci somministrano è in stile Nigeriano, con pesce in umido e frutto dell’albero del pane fritto. Anche la macedonia è a base di cocomero, ananas e papaia; esattamente come quella di cui mi sono quotidianamente nutrito in albergo, per colazione. IL 332 (F-GZCO) del ritorno sembra più recente di quello dell’andata e l’IFE sembra migliore
All’altezza del Chad mi addormento e mi sveglio a Dijon! Uffa, volevo comprare alcuni gadget (il modellino del Concorde e dei portachiavi), ma hanno già chiuso il duty free!
Arriviamo a Parigi, al terminal 1; dobbiamo aspettare la navetta per raggiungere il terminal 2 e c’è un po’ di calca; davanti a noi, nel buio che precede ancora l’alba, due 313 locali dormono, ricoperti di rugiada.
Nemmeno il tempo per una “sosta tecnica” che dal 332 si sale sull’MD di AZ (I-DATO, per la precisione) che parte alle 7,45. Siamo una quarantina di passeggeri; il decollo dalla 26R ed una veloce arrampicata ci portano nuovamente sopra Parigi. Ho fatto bene i miei conti scegliendo un “A” nel web check-in (al di là del fatto di essere nella più confortevole fila a due posti soli); come previsto sorvoliamo la capitale francese , ma con una rotta diversa rispetto a 15 giorni prima.
Questo dovrebbe essere l’aeroporto di Le Bourget.




Vallate riempite dalla nebbia mattutina

Questo pennacchio di vapore si alza da una torre di raffreddamento. Per le/gli amiche/amici che si intendono di meteorologia, a quale categoria di Pasquill corrisponde una simile geometria della nube?

Lugano con il suo aeroporto?


Ancora valli e ancora nebbia

Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene ininterrotte di monti……
(non sono sicuro che sia proprio il lago di Como, ma passatemi la citazione

La bruma del mattino arriva ad avvolgere le pendici delle Prealpi Lombarde.

Siamo prossimi alla discesa, sopra Milano una leggera coltre di nebbia. Atterraggio in orario e temperatura gradevole.
Ed ora viene la parte più impegnativa del viaggio; il viaggio in auto da Milano a casa; 4 lunghe ore; per fortuna non c’è traffico.
Spero che il racconto e le foto siano stati di vostro gradimento!