Come sempre accade quando la destinazione non è nota, anche questo volo inizia in realtà molto prima del decollo. La pianificazione inizia già alcuni giorni prima. E viene definitivamente trasformata in un piano di volo la sera precedente, con l'appuntamento in aeroclub con Enrico, che volerà con me da Padova a Roma a bordo del DA40. Enrico non ha ancora effettuato il passaggio su questo aereo, ma poco importa. Le regole del volo VFR che andremo a fare non cambiano cambiando il modello di aereo. Il grande tavolo in aula briefing ci permette di distendere le due cartine sulle quali sono rappresentati il nord ed il centro Italia, con relativi spazi aerei, aeroporti, radioassistenze ed indicazioni delle quote delle cime montuose. Il Botlang e l'AIP ci da invece il dettaglio degli aeroporti e delle relative procedure, che nel caso di Roma Urbe sono relativamente complesse.
L'occasione del volo è un trasferimento dell'aereo per la manutenzione delle 100 ore, che viene svolta presso la sede Diamond di Roma. All'andata piloterò il DA40, e farò il ritorno da passeggero con il Piper Pa28, che ci segue e ci riporterà indietro.
Fin da subito avevo pensato ad una rotta che mi permettesse di stare il più possibile fuori da spazi aerei controllati, con le loro limitazioni di rotte standard e quote, per viaggiare alto in aria calma. La scelta è quindi per una bella tratta sul mare, dal VOR di Chioggia che dista poche miglia da Padova, fino al VOR di Ancona. Da qui un piccola virata verso sud-ovest in direzione di Terni, quindi Passo Corese, punto di inizio della procedura per Roma Urbe. Pianifichiamo un livello di volo in rotta di 095.
Ci diamo appuntamento per il giorno dopo, alle 08:00. Prima visita all'AFIS di Padova, per presentare il piano di volo, vedere le ultime previsioni meteo e visionare i NOTAM dell'aeroporto di destinazione e dei due alternati. Le previsioni sono ottime. Ci incamminiamo verso gli hangar, che distano circa 800 metri. La mattina è fresca e una leggera foschia ci impedisce di vedere con chiarezza i Colli Euganei, a sud di Padova. Ma siamo certi che con il passare delle ore ed il conseguente riscaldamento la visibilità, già buona, diverrà ottima. L'aereo è già pronto di fronte all'hangar, con i serbatoi pieni e due giubbotti salvagente sui sedili posteriori, visto che la prima tratta ci porterà ad una distanza di circa 20 miglia dal mare e la pur considerevole altezza di 9500 piedi non è sufficiente, in caso di piantata motore e successiva planata, a riportarci verso la terraferma. Ma è solo una precauzione. Sono in aeroclub dal 1984 e non ho mai sentito di una piantata motore dei nostri aerei!
Walk-around dell'aereo, sistemazione dei pochi bagagli, un brevissimo briefing ad Enrico sull'aereo e siamo a bordo. Come ho avuto modo di scrivere, la check-list del DA40, complice il Garmin G1000, è relativamente più complessa di quella degli aerei con cui ho volato abitualmente finora, e prende qualche minuto in più durante la fase pre-decollo. Anche in considerazione del fatto che l'inserimento del piano di volo nel G1000 viene effettuata proprio dopo la messa in moto del motore. Ci dividiamo i compiti, ed Enrico effettuerà le comunicazioni del volo, iniziando con la richiesta del contropista che dagli hangar ci porterà al piazzale. Allineiamo, ultimi check, piena potenza e decollo!
Rotazione a 57 nodi, salita a 70. A 300 piedi retrazione dei flap e spegnimento delle luci di atterraggio, a 500 piedi riduzione dei giri dell'elica a 2400 RMP, con potenza del motore invariata su full throttle. Subito a seguire, controllati i parametri motore, via la pompa elettrica. Sotto di noi la foschia ci permette di vedere chiaramente il suolo, ma all'orizzonte crea una linea bianca che diventa via via più accentuata, nascondendolo completamente alla vista.


I Colli Euganei svettano sopra questa coperta bianca che avvolge la pianura nella mattina, evidenziandone ancor di più la forma. La prua è ora rivolta verso il VOR di Chioggia, che sarà il nostro primo punto di riporto. Passati i 1500 piedi siamo fuori dell'ATZ di Padova ed Enrico contatta Venezia Avvicinamento, che ci accompagnerà per i primi minuti. Nel frattempo attivo l'autopilota. All'accensione questo si attiva in funzionalità ROL (ovvero mantiene le ali livellate) e VS (vertical speed), prendendo a riferimento il rateo di salita del momento. Imposto la quota desiderata, 2000 piedi, che è la quota massima in questa zona senza preventiva autorizzazione, e chiediamo appena possibile di salire fino al livello di volo 095. Raggiunti i 2000 piedi l'aereo interrompe la salita e livella, costringendomi a regolare la potenza per la crociera. Otteniamo quasi subito una autorizzazione a 4000 piedi. Commuto l'autopilota su VS, imposto il rateo di salita a 400 piedi al minuto e la quota a 4000 piedi. La salita avviene a 100 nodi, valore ottimo per la crociera, considerando che non c'è fretta di salire. Intanto ci avviciniamo al mare, e alla nostra sinistra si intravedono le prime zone della laguna di Venezia che, quasi senza soluzione di continuità, sfuma nella laguna di Comacchio, dove raggiungiamo il VOR di Chioggia e dove veniamo autorizzati alla salita fino a quella che sarà la nostra quota per la maggior parte del volo, ovvero 9500 piedi.

In salita per i 9500 lasciamo la terraferma e, mentre la visibilità aumenta, sotto di noi inizia il mare che ci accompagnerà fino ad Ancona. Sulla destra, dalla parte di Enrico, si vede chiaramente il profilo della riviera romagnola mentre, sotto di me, i riflessi gialli del sole sul mare evidenziano le onde che ne increspano la superfice e le scie delle navi che dirigono verso la costa, probabilmente pescherecci che rientrano dopo l'ennesima dura nottata in mare.


Raggiunta la nostra quota di crociera in una decina di minuti l'attenzione va al motore. Consulto le tabelle e decido di applicare il 55% della potenza. Per ottenere il 65%, infatti, dovrei spingere la manetta completamente avanti ed ho qualche riguardo a farlo, anche se previsto dal manuale. Impostata la potenza del motore, che leggo nello schermo di destra (Multi Function Display) insieme ai giri dell'elica, passo allo smagritore della miscela. La funzione di "lean assist", presente nello stesso schermo dopo averselezionato un paio di menu secondari, mi aiuta ad impostare il valore corretto. Siamo stabili, con un consumo di 8 galloni ora, ad una velocità all'aria reale (TAS) di ben 130 nodi.


Nel punto più lontano dalla costa (in planata non arriveremmo sull'aeroporto più vicino, Rimini) mi sorprendo a non pensare neanche per un attimo ai giubbini salvagente che si trovano a portata di mano sui sedili posteriori. Bene. In lontananza si intravede ora il promontorio del Conero che ospita Ancona e l'omonimo VOR, nostra prossima destinazione. Ci viene infatti chiesto di contattare il CTR di Falconara, che sorvoliamo proprio al limite della sua area. Sentiamo la comunicazione di un MD80 Alitalia che sta affrontando un circuito per un finale 04. Agguzziamo la vista ma non riusciamo a vederlo, siamo molto alti ed il piccolo puntino bianco sullo sfondo del terreno si perde...

Quando chiama il finale finalmente riusciamo a vederlo, ma siamo molto avanti e mi perdo l'atterraggio. Sul VOR l'aereo vira, la nuova prua ci porta diretti verso la città di Terni.


Lasciamo il CTR di Falconara e, sulla nostra destra, guardo con attenzione la valle dell'Esino. Jesi, Moie e finalmente, piccolino e lontano, quasi invisibile, il piccolo paesino di Angeli di Rosora, dove sono nati i miei genitori.

Passare in volo su queste zone dove ho trascorso così tanti giorni nella mia infanzia, e non solo, è una forte emozione. Ed è stato anche uno dei motivi che mi ha indotto a scegliere questa rotta. Procediamo, e sulla sinistra si stendono le colline marchigiane ed i Monti Sibillini, che ospitano l'omonimo Parco Nazionale.

Superiamo le Marche e,come programmato in fase di briefing, all'altezza di Spoleto iniziamo la discesa. Imposto la nuova quota sull'autopilota, ed un rateo di discesa di 300 piedi al minuto, con una leggera riduzione di potenza. La velocità sale fino a 140 nodi di TAS, e recuperiamo un po' del tempo perso durante la salita. Nel frattempo abbiamo contattato Roma Informazioni, che ci accompagnera fino a poche miglia dall'ATZ di Roma Urbe. Su Terni aumentiamo un po' il rateo di discesa per arrivare a Passo Corese a 2000 piedi.

Scendiamo all'interno di una ampia valle con prua nord. La valle è parallela al Tevere, che infatti in breve si nasconde alla nostra vista, per poi riapparisre sulla destra, sorvolato da un piccolo aereo. Stiamo scendendo in una zona nella quale ci aspettiamo di trovare molto traffico, e la nostra attenzione verso l'esterno aumenta di conseguenza. Su Passo Corese contattiamo Roma Urbe. Ci informano sulla pista in uso, la 34, e che siamo il numero 3 in atterraggio. Ci eravamo preparati con attenzione sulle procedure dell'aeroporto, che sono un po' più complesse dei classici circuiti standard. Gli ultimi 10 minuti di discesa li abbiamo infatti passati a rivedere le procedure. La cosa è a questo punto resa più semplice dalla presenza degli altri due aerei, che vediamo davanti a noi e che seguiamo a nostra volta nel circuito. Stacco l'autpilota per effettuare a mano i circuiti e non riesco quindi a godermi il panorama della città. Sulla nostra destra, infatti, si vede la zona dell'Olimpico e Monte Mario. Per fortuna Enrico scatta alcune foto!


Io penso a configurare l'aereo, visto che siamo nel tratto di sottovento. Miscela ricca (lo era già dalla fase di discesa), diminuisco la velocità e sotto i 108 nodi metto la prima delle due tacche di flap (TO, Take Off). Alla fine del sottovento, separato adeguatamente dal traffico che ci precede e che sta atterrando, la mia attenzione è rivolta alla enorme distesa di palazzi che scorrono sotto di me durante la virata base e quella finale. Ammetto di sentirmi a disagio volando basso sopra tutte quelle case, e condivido con Enrico questa sensazione durante il finale.

La pista è un po' più corta di quella di Padova, ma non ci sono problemi, è comunque abbondante! Luci di atterraggio, passo elica tutto avanti per eventuale riattaccata, flap in posizione di atterraggio. Flare, touch down e, volendo, con una frenata energica potrei uscire al raccordo centrale. Preferisco proseguire per la fine pista, anche se il rullaggio sarà un po' più lungo. La Torre ci ricorda di accellerare, infatti dopo di noi c'è un'altro traffico in atterraggio.
Contattiamo la ground, alla quale chiediamo informazioni per raggiungere la Diamond, dove dobbiamo lasciare l'aereo. E' quasi dalla parte opposta della pista. Dopo un lungo rullaggio, vediamo un piccolo piazzale dove sono parcheggiati altri Diamond, DA20, DA40 e DA42. Ultima scorsa alla checklist, per il parcheggio, spegniamo il motore e verifichiamo il tempo di volo totale: 2 ore e 2 minuti. Non male, avevamo indicato 2 ore nel piano di volo!
Di seguito le immagini del volo di ritorno con il PA28. La rotta stavolta è più diretta, ed attraversa il centro Italia. Ai comandi Carlo, e Luca al suo fianco che lo aiuta con la navigazione. Ancora un volo spettacolare, in cui i primi 15 minuti, costretti a volare a 1000 piedi ground, sono la fiera della turbolenza... Finalmente, autorizzati a salire, il volo diventa stabile e rilassante, ed i panorami mozzafiato che si aprono davanti ai nostri occhi fanno sembrare il volo molto più breve. Ed in effetti, sia per una leggera velocità superiore che per la rotta, che permette di risparmiare circa 20 miglia, dura 20 minuti in meno. Andata e ritorno a Roma in poco meno di 4 ore.









Come ho avuto modo di dire ad un amico, volare è un'altra cosa, si vola con il PA18. Ma viaggiare così è un gran bel viaggiare!
