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Black Magic
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Oggetto del messaggio: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 05/01/2010, 21:41 |
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| Turbomachinery Fluid Dynamics Engineer |
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Iscritto il: 17/03/2008 Messaggi: 8542 Località: Location Independent Età: 38
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Ennesimo quesito che mi sono posto durante questi giorni (vi tranquillizzo dicendo che lunedì 11 torno a lavoro...  ). Negli anni '30 la Fiat aveva una notevole esperienza con i motori in linea a V, data dalla realizzazione della serie AS. che fece vincere al al Macchi M.39 la Coppa Shneider nel '26 e la Macchi MC.72 il record di velocità assoluta nel '34. Ora, quando nel 1937 la Macchi presenta il suo MC.200 Saetta lo equiaggia con un Fiat A.74 RC38 radiale; palesemente fuori linea aerodinamica; e infatti il MC.202 non sarà altro che un 200 con motore in linea. Ma arrivera' nel '40, dopo quasi 10 anni di distanza dallo sviluppo degli ultimi motori in linea della serie AS. Perchè questa scelta? C'era una volontà precisa che mi sfugge? 
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Max70
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 05/01/2010, 22:18 |
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Iscritto il: 02/04/2008 Messaggi: 1391 Località: Gorizia Età: 42
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Penso che in campo motoristico valga quanto accaduto in generale nella Regia d'anteguerra: grandissima attenzione (e conseguente adeguato supporto finanziario) a quei programmi capaci di dare prestigio, senza curarsi troppo dell'efficienza bellica della forza armata.
Gli inglesi usarono il loro S6 per sviluppare lo Spitfire, da noi i successi dei vari idrocorsa rimasero fini a se stessi.
Per quanto riguarda i motori devo aver letto da qualche parte, che i nostri non sono mai stati all'altezza di quelli inglesi. Lo confermerebbe anche il fatto che l'AS6 del MC72 era in realtà costituito da due motori accoppiati.
_________________ Massimiliano
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“Carri nemici fatta irruzione a sud dell’Ariete, con ciò Ariete accerchiata. Trovasi circa 5 km nord-ovest Bir el Abd. Carri Ariete combattono”.
EL ALAMEIN, 3 NOVEMBRE 1942
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Black Magic
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 05/01/2010, 22:31 |
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| Turbomachinery Fluid Dynamics Engineer |
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Iscritto il: 17/03/2008 Messaggi: 8542 Località: Location Independent Età: 38
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Grazie Max! Max70 ha scritto: Per quanto riguarda i motori devo aver letto da qualche parte, che i nostri non sono mai stati all'altezza di quelli inglesi. Lo confermerebbe anche il fatto che l'AS6 del MC72 era in realtà costituito da due motori accoppiati. Sì, erano due AS5 che in totale facevano 24 cilindri con due eliche controrotanti. Prova che alla fine i nuovi motori in linea non ressero il confronto con quelli inglesi fu che anche sul 202 prima fu provato un Alfa e poi ci si arrese ad usare un DB tedesco costruito su licenza, che poi ando' a spingere anche il 205. La cosa che mi stupiva era che si fosse totalmente abbandonato lo sviluppo dei motori in linea per 10 anni, per poi scoprire che erano necessari e andarli a chiedere ai tedeschi. D'accordo che gli AS non erano il massimo, ma ai loro tempi facevano discrete prestazioni e con una politica di sviluppo adeguata avrebbero sicuramente equiparato la serie S inglese. La tua chiave di lettura delle cause è interessante; è come se si fosse badato più all'immagine interna del regime, che alle necessità belliche. Almeno per larga parte di quel periodo.
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pippo682
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 06/01/2010, 8:50 |
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Iscritto il: 18/03/2008 Messaggi: 12136 Età: 46
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ddaquila ha scritto: Insomma, già allora, in molte cose la nostra cialtroneria l'ha fatta da padrona. Come dici anche tu, la cialtroneria politica, visto che l'impegno dei singoli va spesso al di là di quanto ci si potrebbe aspettare. Non per niente in Italia il volontariato è diffusissimo, e mi sembra che sia una logica conseguenza di quanto detto sopra. Il singolo rimedia alle mancanze della politica. Ma andiamo un po' alla volta OT...
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AlphaPapa
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 06/01/2010, 11:00 |
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Iscritto il: 01/04/2008 Messaggi: 2922 Località: Milano Età: 41
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Sullo sviluppo della tecnologia motoristica possono aver pesato le gestioni autarchiche dovute alle sanzioni contro l'Italia per la guerra in Africa (1935?) e le conseguenti difficoltà nell'approvvigionamento di materiali strategici?
Il patto Ciano-Ribbentrop è del 1938, non ricordo se prima l'Italia aveva comunque appoggio industriale dalla Germania...
_________________ andrea Software Sorcery Specialist
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MiamiVice
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 06/01/2010, 11:25 |
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Iscritto il: 17/03/2008 Messaggi: 14126 Località: Somewhere in Sardinia Island... Età: 31
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AlphaPapa ha scritto: Sullo sviluppo della tecnologia motoristica possono aver pesato le gestioni autarchiche dovute alle sanzioni contro l'Italia per la guerra in Africa (1935?) e le conseguenti difficoltà nell'approvvigionamento di materiali strategici? Tenderei ad escluderlo. Le restrizioni in seguito all'invasione dell'Etiopia portarono a delle formali sanzioni da parte della Società delle Nazioni (e caldeggiate da Francia e GB, la perfida Alibione) che però non portarono quasi da nessuna parte perché non vennero osservate da tutti i paesi (in primis dalla Germania e dagli USA). Già nel 37 tali sanzioni venivano superate dagli accordi tra Ciano e Drummond, accordi che avrebbero dovuto portare al formale riconoscimento dell'impero italiano ma che inizialmente furono di natura prettamente economica e industriale. AlphaPapa ha scritto: Il patto Ciano-Ribbentrop è del 1938, non ricordo se prima l'Italia aveva comunque appoggio industriale dalla Germania... Le relazioni industriali erano precedenti al 38, così come l'amicizia (non alleanza) tra Italia e Germania, già nel 36 con Ciano al ministero degli Esteri la linea di avvicinamento alla Germania portò a accordi di natura economica.
_________________ Carlo - miamivice@ilvolo.it  "Don't worry about a thing, cause every little thing gonna be all right..." Bob Marley - Three little birds My Flickr Album - JetPhotos.Net, Spotting Group ilVolo.it
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Max70
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 06/01/2010, 11:42 |
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Iscritto il: 02/04/2008 Messaggi: 1391 Località: Gorizia Età: 42
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A motivare la propensione della Regia per le imprese eclatanti c'era oltre al carattere nazionale tipico (come ha detto ddaquila) anche un fattore politico.
La Regia Aeronautica era fortemente legata al regime fascista, per questo i suoi successi si riflettevano in una certa misura con quelli del regime.
_________________ Massimiliano
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“Carri nemici fatta irruzione a sud dell’Ariete, con ciò Ariete accerchiata. Trovasi circa 5 km nord-ovest Bir el Abd. Carri Ariete combattono”.
EL ALAMEIN, 3 NOVEMBRE 1942
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Snap-On
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 06/01/2010, 20:27 |
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Iscritto il: 20/03/2008 Messaggi: 10906 Età: 53
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L'argomento è molto interessante e sicuramente ci sono molte motivazioni che hanno portato a non avere mai una politica industriale e di programmazione tale da essere comparabile a quello che avveniva nelle nazioni industriali alleate (germania)o avversarie ( Gran Bretagna).
Purtroppo io sono abbastanza convinto che la Regia Aereonautica era considerata dal regime fascista come l'arma "dimostrativa" e non come una forza armata "normale". Se ci pensate bene era l'unica arma che portava il fascio come insegna nazionale a differenza della Regia Marina e del Regio Esercito. Questo ha sicuramente comportato il fatto che comunque sono state le esigenze politiche e le connivenze industriale e rendere la Regia Aereonautica una forza armata assolutamente inferiore per quello che riguardava le dottrine d'impiego e le dotazioni rispetto agli alleati e agli avversari.
Steve
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LS4
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 07/01/2010, 13:27 |
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Iscritto il: 03/04/2008 Messaggi: 2120
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Avevo letto su un libro che non ricordo, che all'epoca esistevano due correnti di pensiero su questo argomento.
La prima, a favore dei motori radiali, sosteneva che questi erano meno vulnerabili ai colpi nemici grazie al ridotto ingombro lungitudinale e grazie al fatto che non avevano l'impianto di raffreddamento.
La seconda, a favore dei motori in linea, sosteneva che questi consentivano una migliore profilatura aerodinamica grazie alla loro ridotta sezione frontale rispetto ai radiali.
Andando sempre a memoria, la Regia Auronautica aveva scelto la prima strada emettendo negli anni 30 una serie di specifiche per sviluppo di motori radiali
_________________ "Nel volo, ho imparato che la trascuratezza e l'eccesso di confidenza sono di gran lunga più pericolosi dei rischi deliberatamente accettati"
(Wilbur Wright, Settembre 1900)
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rwy05
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 07/01/2010, 14:09 |
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Iscritto il: 20/10/2009 Messaggi: 211
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LS4 ha scritto: Avevo letto su un libro che non ricordo, che all'epoca esistevano due correnti di pensiero su questo argomento.
La prima, a favore dei motori radiali, sosteneva che questi erano meno vulnerabili ai colpi nemici grazie al ridotto ingombro lungitudinale e grazie al fatto che non avevano l'impianto di raffreddamento.
La seconda, a favore dei motori in linea, sosteneva che questi consentivano una migliore profilatura aerodinamica grazie alla loro ridotta sezione frontale rispetto ai radiali.
Andando sempre a memoria, la Regia Auronautica aveva scelto la prima strada emettendo negli anni 30 una serie di specifiche per sviluppo di motori radiali Esatto. Fu una scelta politica dell' Aeronautica l'abbandonare lo sviluppo dei motori in linea a favore dei radiali considerati meno 'vulnerabili'. Infatti l'industria nazionale dovette in fetta e furia abbandonare i suoi progetti e ricorrere alle (costose) produzioni su licenza per colmare il gap tecnologico. FIAT costruì su licenza Pratt & Witney ; Alfa su licenza Bristol e Piaggio su licenza Gnome & Rhone; l'unica industria a continuare nella sua strada fu la Isotta & Fraschini, ma con risultati molto deludenti. Quando si capì l'errore era, come sempre, troppo tardi Un piccolo aneddoto : per sistemare il motore AS-6 e fargli perdere il brutto vizio di esplodere fu necessario far intervenire uno specialista inglese di carburanti che si portò al seguito della benzina distillata da petrolio irakeno (il migliore greggio al mondo) ed un' ingrediente (allora) segretissimo : il piombo tetraetile ! Con quel carburante 'sperimentale' Agello conquistò il famoso record di velocità. R.
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alexfly
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 04/02/2010, 19:18 |
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Iscritto il: 29/12/2009 Messaggi: 313 Età: 68
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Interessa a qualcuno?
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Snap-On
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 04/02/2010, 22:36 |
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Iscritto il: 20/03/2008 Messaggi: 10906 Età: 53
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Devi avere una biblioteca davvero invidiabile !
Sicuramente tutto quello che hai mostrato fino ad ora è interessantissimo!
Steve
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Black Magic
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 05/02/2010, 9:28 |
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| Turbomachinery Fluid Dynamics Engineer |
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Iscritto il: 17/03/2008 Messaggi: 8542 Località: Location Independent Età: 38
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Sì che interessa! Una sinossi preziosissima per avere il quadro dei motori del tempo. Mille grazie. Quello che osservo è che il numero di modelli italiani del tipo stellare equivalgono grossomodo ai modelli in linea o a V (la configurazione H è un Boxer?); quindi non c'è qusto sbilanciamento nella produzione che pensavo. La scelta in campo militare sembra fosse presa quando le due 'tecnologie' erano più o meno disponibili allo stesso livello. Anche le potenze, esclusi tre modelli agli estremi, con Gnome e Jumo a quello superiore dei 1000 hp, erano grossomodo le stesse.
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alexfly
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Oggetto del messaggio: Re: Motori italiani in linea e radiali. Inviato: 05/02/2010, 14:35 |
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Iscritto il: 29/12/2009 Messaggi: 313 Età: 68
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Ecco la lista in un formato + leggibile (spero) 
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