Nel report dell'incidente al TAM A320 a Sao Paolo si parla tra l'altro di un rapporto non chiarissimo fra i piloti (due capitani?). Anche qui mi avvalgo della mia esperienza in FS. Quando eravamo sempre in due (da circa un anno su molti treni andiamo da soli) si potevano avere situazioni diverse: viaggio con un altro macchinista con cui si condivideva il turno, quindi ci si sceglieva, si lavorava quasi sempre insieme, si diventava amici, ci si fidava uno dell'altro forse troppo; viaggio con uno che non si conosceva magari molto più anziano che vedeva le cose in maniera diversa, che non accettava suggerimenti (non tutti erano così, anzi), per cui si aspettava all'ultimo per dire occhio che stai facendo una cavolata; quando l'anziano cominciavo ad esserlo io, se mi trovavo con uno più giovane o ancora in fase di professionalizzazione non esitavo a dargli "il banco" (così lavoravo di meno

), gli spiegavo un sacco di cose e se mi diceva che di lì a poco avremmo trovato un rosso non mi offendevo, perchè era suo dovere e un pieno diritto assicurarsi che io ci fossi con la testa. Nelle compagnie aeree è lo stesso? I piloti sono tranquilli anche quando non sanno chi troveranno? Oppure lo sanno con parecchio anticipo? Questi temi vengono affrontati durante i corsi e poi in seguito magari in occasione di aggiornamenti? Parlo di una eventuale reciproca diffidenza magari mal riposta, oppure di una certa soggezione del più giovane che non ci dovrebbe essere. Se ci sono due pari anzianità e livello, decidono sempre chi è il comandante per non avere poi dubbi su chi deve prendere decisioni in caso di emergenza? Nell'incidente di Sao Paolo questi temi hanno avuto una qualche rilevanza secondo voi?