Voglio raccontarvi un’esperienza insolita (per me) ed “apparentemente” banale che ho vissuto, ma che poi si è rivelata molto interessante e mi ha dato parecchio da riflettere.
Ho partecipato ad un incontro di meditazione con un gruppo di persone che non conoscevo, tranne l’insegnante. Abbiamo fatto un po’ di meditazione e fin qui tutto normale, niente di nuovo. Poi l’insegnante ci ha fatto fare un gioco strano che a me inizialmente è sembrato una gran stupidaggine senza senso, mi è venuta persino la tentazione di andarmene, inoltre mi sentivo un po’ a disagio perché non conoscevo nessuno, ma poi ne ho capito il significato e mi sono prestata al gioco abbandonando la mia diffidenza.
Tre partecipanti alla volta per turno erano bendati e gli altri non bendati dovevano accompagnarli tenendoli per mano o a braccetto, farli girare per il locale (una palestra), farli ballare al ritmo di una rilassate musica cinese e scambiarseli tra loro. Insomma i bendati passavano di mano in mano, senza sapere di chi fossero le mani, perdendo completamente la cognizione dello spazio. Nel locale c’erano alcune colonne e delle candele accese sul pavimento, e noi eravamo a piedi scalzi. Alla fine del gioco ci siamo scambiati le impressioni. Molti erano tesissimi e si notava parecchio, alcuni stringevano con due mani la mano dell’accompagnatore di turno, altri camminavano con una mano avanti per paura di sbattere contro le colonne e non sapevano dove mettere i piedi, con il terrore di pestare il fuoco. Nella peggiore delle ipotesi se la sarebbero cavata con un piccolo colpo sulla fronte o una bruciatura sul piede ma in realtà non c’era nessun pericolo perché i vedenti ovviamente facevano attenzione, nonostante tutto alcuni non si fidavano,
avendo una percezione di rischio non reale ma solo mentale. Un piccolo innocuo gioco è riuscito a scatenare l’ansia in alcune persone ed a evocarne le proprie paure. Non per tutti.
L’insegnante ci ha poi spiegato che questo esercizio serve per valutare la propria capacità di rilassarsi, saper staccare la spina e fidarsi/affidarsi. Mi è venuto subito in mente l’aereo …..
Quando è stato il mio turno mi sono divertita moltissimo. Non ero mai stata bendata e devo dire che è una sensazione strana perché si perde completamente il senso dello spazio e mi sono stupita di quanto potesse essere piacevole questa sensazione e poi la musica, ideale, ha giocato un ruolo fondamentale. La maestra mi ha detto che mi ha vista super rilassata, che a volte ero io a portare gli altri e che aveva paura che andassi a sbattere contro le colonne. Quando mi ha chiesto che cosa ho provato le ho risposto che mi è sembrato di stare tra le nuvole!
Morale della storia:A volte le cose non sono come sembrano e situazioni apparentemente banali contengono profondi significati che portano ad una maggiore conoscenza di se stessi, delle proprie paure e delle proprie risorse.
La conoscenza di se stessi non può avvenire stando seduti “a tavolino” come anche il superamento delle proprie paure, ma “vivendo”, mettendosi in gioco, sperimentando, sperimentandosi, esplorando, “buttandosi”senza farsi spaventare troppo dagli ostacoli, senza “gettare la spugna” perché non si è raggiunto subito il risultato desiderato.
Il gioco dei bendati è una gran metafora e c’entra molto con il volo, l’approccio che si ha verso il volo e verso la vita. Per superarne la paura è fondamentale riuscire a distinguere le situazioni di rischio reale da quelle percepite, soggettive. Il sapersi affidare agli altri, averne fiducia non significa essere incoscienti, recarsi ad un appuntamento al buio senza valutarne i rischi; al contrario bisogna valutare i rischi, ma quelli reali. Quelli percepiti sono solo il frutto delle nostre paure molto più antiche e per superarle ci vuole molta pazienza e determinazione, voglia di farlo e voglia, perché no, di chiedere aiuto, fidandosi di chi ci sta tendendo una mano anche se all’inizio può sembrare che questa mano non serva a molto.
Io, per chi non conosce la mia storia, sono una quasi ex paurosa che esattamente un anno fa, dopo aver letto il libro di Luca che “apparentemente” e lo dico molto tra virgolette, non aveva sortito grandi risultati, scrivevo per la prima volta sul forum per chiedere aiuto e dopo 10 giorni mi accingevo a salire sull’aereo con il cuore in gola e l’ansia a livelli insostenibili. Non potevo immaginare che sarebbe stato un volo senza paura, perché a volte niente è come sembra e quello che “sembra” inutile e senza importanza nasconde invece grandi sorprese. Quello che si semina prima o poi da i suoi frutti quando è il momento giusto.
Quel volo (che ricordo con affetto) è stato l’inizio di un grande viaggio che ho intrapreso, pieno di ostacoli, passi avanti e passi indietro, momenti di sconforto e di grande euforia, ricadute e rialzate ma senza mai perdere di vista la meta. Le parole di Luca mi hanno accompagnato durante quel volo e in quelli successivi come anche le parole delle persone fantastiche di questo forum che mi hanno aiutata nel mio “viaggio”, sì, perché superare la paura è un grande viaggio all’interno di se stessi.
Questo post è rivolto a tutti i paurosi, a coloro che hanno deciso di intraprendere questo percorso di “guarigione” dalla fobia di volare, a chi è all’inizio del percorso, a chi è a metà del cammino o quasi alla fine ma soprattutto a coloro che hanno deciso invece di “gettare la spugna” , che si sono dati per vinti, perché si sono scoraggiati, poiché il cammino non è facile e nemmeno breve.
A loro voglio dire “non mollate”, vincere questa paura non significa solo poter andare dove si vuole e non pensiate che nella peggiore delle ipotesi basti non salire più sull’aereo per risolvere il problema.
Salire su un aereo non è solo salire su un aereo: superarne la paura ci permette di continuare ad esplorare quante risorse sconosciute questo traguardo può celare, e scoprire di quante risorse sconosciute eravamo in possesso senza mai saperlo.
