Come da titolo, infatti, si tratta di un viaggio di lavoro; mi scuso da subito con la scrittrice della quale ho parafrasato abusivamente il titolo del romanzo più noto, Moaveni Azadeh, che ha scritto, appunto, “Viaggio di Nozze a Teheran”. L’uso dell’avverbio “abusivamente”è dovuto al fatto che il libro non l’ho ancora letto, ma mi riprometto di farlo, almeno prima della prossima volta che andrò da quelle parti.
Comunque, finalmente si parte per un posto nuovo; dopo la trasferta in Svezia, nemmeno il tempo di disfare la valigia che subito devo prepararne un’altra, un po’ più capiente dato che la permanenza sarà un po’ più lunga…...e anche sofferta, visto che per tutto il tempo della trasferta non ho potuto bere nemmeno un goccetto di vino….
Tra le varie opzioni, come al solito scelgo di partire da Firenze via FRA; LH collega Francoforte a Teheran con un volo a frequenza giornaliera. Si parte con l’E190. La giornata è decisamente bella, anche se, dato l’orario di partenza, le condizioni di luce non sono le migliori e c’è una leggera foschia.
Poco dopo il decollo per pista 23 e dopo aver messo la prua a nord ovest, incontriamo l’invaso artificiale di Bilancino, nei dintorni di Barberino di Mugello..

La semiala destra del velivolo brasiliano, con il suo GE CF-34-10

Ed ecco che sorvoliamo Monaco, per mette la prua verso Francoforte

Tra MUC e FRA


La famosa Frankfurter skyline

E lo stadio in testata pista 25 (sarà quello in cui gioca l’Eintracht?!?!? Boh, io e il calcio siamo due realtà separate)

Al gate il quarto A380 di LH

In attesa dell’imbarco….
Un A343….


Ed il jumbo che mi porterà a Teheran (meno male che ho scelto LH; con le altre compagnie in opzione avrei volato con un “single aisle”, sia da Istanbul, che da Vienna)


Cheek to Cheek

Ed intanto c’è chi parte per Pechino

La sezione anteriore della cabina sul ponte principale; scelta del posto strategica per poter fotografare la semiala ed i relativi motori

Just airborne….urca, un altro A380 LH sull’apron sotto di noi…….

Close up della coppia di GE CF-6-80C2 installata nella semiala destra di D-ABVZ

Dopo qualche ora eccoci a Teheran…..a mo’ di benvenuto un bello spiedo di costolette d’agnello… alla fine della permanenza in Iran mi sento un abbacchio anch’io, a forza di mangiare shishlick kebab (quello della foto) e barg kebab (nel quale la carne è tritata). Affrontiamo subito gli aspetti gastronomici; la cucina mi ricorda una versione semplificata di quella turca (che conosco molto bene), anche se nell’uso delle spezie piccanti in Iran c’è più morigeratezza; la spezia più diffusa è lo zafferano. Viene usato in tantissimi piatti e da queste parti c’è una produzione di particolare pregio. Ho avuto modo anche di assaggiare il tradizionale gelato allo zafferano, seppur nella versione industriale (che comunque era davvero buono e delicato).
Ah…dimenticavo, visto che nel golfo persico preferiscono estrarre olio e gas, è molto diffuso il consumo di pesci d’acqua dolce, tra cui la trota, lo storione e la carpa. Purtroppo niente caviale…..ma tanto, senza champagne che gusto c’è?

Son arrivato subito dopo i festeggiamenti locali del capodanno del 1390, secondo la datazione locale, che, come nei paesi arabi, èbasata sulla data dell’Egira (il viaggio di Maometto a La Mecca nel 622 A.C.), ma a differenza del calendario islamico, che dura 354 giorni (l’anno corrente è il 1432), segue esattamente gli anni solari.
Teheran è una città in salita; si sviluppa da 1000 a 1600 m, sul crinale della catena dell’Elburz, con vette che superano i 5.000 m (il monte più alto, il Damvand, arriva a 5.610 m) ed a nord delle quali si trova immediatamente la costa meridionale del mar Caspio.
Visto lo sviluppo obliquo della città a volte ci sono dei problemi nello spostarsi a piedi; a camminare in salita, anche se si è allenati, si fatica nonostante la pendenza pressoché costante, dato che la rarefazione dell’ossigeno nell’aria si fa sentire. A nord, verso i monti, ci sono i quartieri più ricchi ed eleganti, mentre la parte sud, a ridosso di un’area desertica, si è estesa progressivamente nel corso degli ultimi decenni, riempita dai flussi migratori provenienti dalle zone rurali.
In discesa si va un po’ meglio a piedi, tanto per fare il percorso inverso non mancano i taxi, anche se a volte potrebbe essere un’esperienza traumatica….

Dicono che Teheran sia una delle città più pericolose al mondo per i pedoni; in effetti le strade principali sono molto ampie ed urbanisticamente la città è in prevalenza tagliata da strade perpendicolari tra di loro; un vero e proprio reticolato austradale in pieno centro. Ho percorso per due settimane il percorso albergo-ufficio-albergo a piedi e ad volte ho temuto di essere centrato da qualche motoretta o qualche tassista frettoloso…..




La canaletta della foto serve a drenare l’acqua piovana e l’acqua proveniente dallo scioglimento delle nevi

Oltre alle salite, si trovano anche delle scalinate con varie decorazioni, alcune carine, altre un po’ pacchiane



Ed ecco i monti all’orizzonte


Il traffico qua è un gran problema; per muoversi più agevolmente ci sono queste scattanti moto da 125 cm3 di cilindrata, alcune dotate di equipaggiamento “ognitempo”; per veri amanti delle due ruote vintage.


Traffic jam; in certe ore il traffico è pazzesco, come in qualsiasi megalopoli. Questa, per la cronaca, conta quasi 9 milioni di abitanti ufficialmente censiti. Data la vastità dell’area urbana, spostarsi con i mezzi a motore è la soluzione preferita, visto che, particolare non di poco conto, la benzina che costa meno di 30 centesimi di euro il litro…… Comunque è disponibile una metropolitana con più linee che coprono un’area abbastanza estesa. Purtoppo non l’ho provata, così come mi sono perso l’esperienza di percorrere Vali-Asr , la lunghissima strada che taglia la città da nord a sud, con l’autobus numero 7.

Il Nasr park, sul quale si erge la Milad Tower, alta ben 435 m. (avrei voluto salirci , ma non ci sono riuscito; nessun tassista è stato capace di portarmi fin là, o forse non mi sono spiegato bene…..il mio Farsi, la lingua ufficiale iraniana, è pessimo……).





I parchi sono in generale molto curati e presidiati da poliziotti (o meglio, da vigili urbani) con tanto di garitte disseminate qua è là.
Scusate, deformazione professionale….ma questi riduttori di pressione che alimentano il gas naturale alle abitazioni mi hanno incuriosito

Più o meno in tutta la città ci sono cantieri aperti; lo scheletro metallico di questo edificio in costruzione è uno dei più impattanti a livello visivo. Ho notato che qua esiste un solo modo di costruire gli edifici, sia che si tratti di grattacieli, sia che si tratti di abitazioni monofamiliare: travi in metallo e tamponatura con materiali di varia natura. Le palazzine dei quartieri più ricchi sono normalmente rivestite in marmo. Da appassionato di architettura non ho trovato nulla di particolarmente interessante, anche se, ad onor del vero, ho visto veramente poco di questa megalopoli mediorientale.

Il teatro nazionale

Ed ecco il cantiere di un costruendo centro religioso, che sarà dominato dalla cupola della moschea che si vede nelle foto. Non ne ho viste molte di moschee e, al di là di alcuni costumi e imposizioni legati alla religione (tipo il velo e la proibizione degli alcolici), sembra che qua la popolazione sia abbastanza laica.


Questa invece è la piccola cupola maiolicata di una moschea vicina all’hotel in cui alloggio

E’ venerdì, giorno di festa, e decido di fare un giro verso il bazaar, che purtroppo è chiuso; stavolta la strada è tutta in discesa (Vali-e Asr, una strada lunghissima) e dopo due ore di cammino arrivo vicino alla meta, passando attraverso Shahr park, un altro parco curatissimo ed in ordine, anche troppo. Nel parco si nota la fastidiosa la presenza degli altoparlanti; mi vengono in mente quelli di cui parlava Sepulveda in “Viaggio alla fine del mondo”.


Il cielo è particolarmente terso e le cime innevate della catena dell’Elbruz all’orizzonte sono ancora più belle e suggestive del solito; mi piacerebbe andarci, così come non sarebbe male visitare il Caspio; ma il tempo a disposizione è poco e per certi spostamenti ci vogliono molte ore...Questo è il clima ideale qua….quando invece arriva il vento da sud con la sabbia o quando c’è la cappa di smog si respira veramente a fatica.

Purtroppo al bazaar è tutto chiuso, così mi dirigo verso palazzo Golestan, costruito sul finire del XIX secolo nell’area in cui sorgeva la cittadella reale sorta quando Teheran nel 1500 ca.. Tale edificio fu usato dalla dinastia Pahlavi per i ricevimenti ufficiali ed attualmente ospita il museo etnografico ed altre mostre permanenti legate agli shah e, in particolare, a Naser al-Din Shah Qajar. E’ stato proprio lui a far diventare Teheran capitale dell’Iran sul finire del 1800.
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Di fattura pregevole questo altare in alabastro

Alcuni particolari della parte esterna; gli interni, soprattutto gli ingressi e le stanze di rappresentanza, sono arredati e rifiniti in maniera ampollosa e ridondante, con pareti ricoperte di specchi.


Per quanto riguarda gli aspetti sociali, la zona in cui ho soggiornato non differiva molto da altre città europee o mediorientali, anche se l’atmosfera è molto meno allegra di tante altre metropoli. Certo, il fatto che quando navighi su internet molti siti siano bloccati (tra cui i social network più diffusi, le pagine web di molti quotidiani….) è molto fastidioso; tuttavia, per strada, la presenza delle forze dell’ordine e di militari non è così invasiva come mi aspettavo. Anche l’embargo pensavo fosse più rigido, ed invece la coca cola è (purtroppo) diffusissima anche qua, così come, da appassionato di MTB, ho visto delle bici con marchio statunitense ed in TV trasmettono tantissimi film di provenienza hollywooddiana, anche se spesso e volentieri privati di molte scene (anche i baci, tant’è che mi è venuto in mente “nuovo cinema paradiso”). La cosa positiva è che Teheran è una città 100% libera da mcdonalds, starbucks, KFC e così via.
Però queste impressioni sono il frutto di una panoramica estremamente limitata; parlando con delle colleghe locali, ho constatato che anche imposizioni che in prima battuta potrebbero apparire non eccessivamente pesanti, come il velo e lo spolverino che “nasconde” i fianchi siano invece vissuti come un qualcosa di oppressivo. Poi ci vorrebbe di vivere un po’ più a stretto contatto con le varie realtà del tessuto sociale articolato e complesso della capitale iraniana. Comunque nonostante sembri che le rivolte dei mesi scorsi siano state completamente obliate, le immagini e i racconti delle macroscopiche violazioni dei diritti umani rimangono indelebili, anche se, per mia fortuna,l’esperienza iraniana è completamente avulsa da quelle realtà.
È il momento di ripartire…..Arrivare alle 3,20 di mattina (orario programmato per il volo di rientro), essendosi svegliati la mattina alle 6,30, con una giornata di lavoro inclusa, è sfiancante…
Vabbè ci faremo una bella dormita durante il volo.
Ed eccoci arrivati a Fraport; scendiamo con la scaletta nei piazzali vicino alle aree di manutenzione ed allo stoccaggio jet-fuel dell’aeroporto di FRA, per dar modo alla polizei di svolgere dei controlli passaporto supplementari….
GE CF-6-80C2 # 1 e # 2

Il musetto di D-ABVW (il jumbo della Volkswagen?)

Da poco entrati sullo spazio aereo sovrastante il territorio italiano…..a chiusura della trasferta iraniana, da qui in poi, sotto di noi saranno solo nubi .

Facendo un bilancio finale, al di là della crisi d’astinenza da salsiccia, prosciutto ed alcolici, purtroppo non mi sono minimamente sforzato di imparare un minimo di parole in Farsi, e soprattutto, non ho potuto fare alcune cose che mi sarebbero piaciute, ovvero: andare a visitare il sito storico di Arg-e-Bam (la cittadella di Bam), al quale sono affezionato perché Florestano Vancini vi ha girato la trasposizione cinematografica de “il deserto dei Tartari”, e farmi un giretto sull’ultimo 707 rimasto per i voli civili, operato da Saha…bah….magari la prossima volta una delle due non me la farò sfuggire…….vi do la mia parola.
